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Milano, CityLife e Portello – 30 giugno 2016

Negli ultimi anni, sulla spinta dello spostamento della Fiera Campionaria a Rho e della costruzione della linea 5 della metropolitana, alcune zone di Milano sono state interessate da profondi cambiamenti.

Laddove sorgeva appunto la Fiera, è nato CityLife, il progetto di riqualificazione dell’area, che ha previsto la costruzione (parte della quale è ancora in corso) di grattacieli, giardini ed edifici a scopo residenziale. Al progetto hanno partecipato gli architetti Daniel Libeskind, Arata Isozaki e Zaha Hadid, recentemente scomparsa.

L’area della vecchia fabbrica dell’Alfa Romeo, al Portello, ha subito anch’essa un’opera di riconversione, attraverso la costruzione di parchi e complessi a uso direzionale e abitativo.

Avendo un po’ di tempo libero dal lavoro, giovedì 30 giugno, nel pomeriggio, ho deciso di fare un giro in queste due zone, che non avevo ancora visitato dopo i lavori di riqualificazione.

Partendo dal capolinea San Siro Stadio della linea 5 della metropolitana, sono sceso alla stazione Tre Torri, situata nella piazza omonima, il cuore dell’area CityLife. Al momento, sono presenti solo due delle tre torri previste: la Torre Isozaki è stata completata, la Torre Hadid è in fase di costruzione mentre, per quello che riguarda la Torre Libeskind, sono da poco iniziati i lavori.

Sono uscito dall’area CityLife percorrendone il perimetro, in modo da poter vedere da vicino le residenze Hadid e Libeskind, entrambe di gran pregio e interessanti a livello di design. Sono quindi rientrato attraverso via Luciano Berio arrivando in piazza Elsa Morante, della quale ho apprezzato i giardini e la fontana.

Percorrendo un sentiero che passa accanto alle residenze e all’orto fiorito, sono arrivato nei pressi di piazzale Arduino. Da lì, ho proseguito lungo viale Eginardo e viale Scarampo, giungendo all’area del Portello situata subito dopo gli edifici di Fiera Milanocity. Sono entrato nella grandissima piazza Gino Valle, sulla quale si affacciano i palazzi di Vittoria Assicurazioni, di LG e di Casa Milan. Il sole era in quel momento era fortissimo, per fortuna la struttura quadrata situata al centro della piazza offriva un po’ di riparo.

Attraverso il ponte pedonale di recente costruzione, ho superato viale Renato Serra e ho raggiunto il Parco Industria Alfa Romeo. Ho passeggiato lungo i sentieri alberati e mi sono riposato qualche minuto sulle panchine sistemate sul bordo del bel laghetto: in quel momento erano presenti solo altre due persone, l’atmosfera era molto calma e rilassante. Sono poi salito sulla collinetta che tante volte avevo visto dalla circonvallazione, percorrendo uno dei due tracciati a spirale che la solcano lungo i fianchi. Dalla cima, si può ben osservare il parco e l’area del Portello con le sue nuove costruzioni.

Sono quindi sceso lungo l’altro percorso a spirale, giungendo in viale Renato Serra, dove ho preso l’autobus per poi dirigermi verso casa.

Durante la passeggiata ho fatto qualche ripresa, con cui poi ho montato un breve video. Lo potete vedere cliccando qui.

 

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Venezia (26-28 febbraio 2016)

Già da tempo, la mia ragazza e io desideravamo trascorrere un fine settimana a Venezia. C’eravamo stati entrambi da bambini, per cui ritenevamo opportuno rinfrescare un po’ la memoria. Verso i primi giorni di gennaio abbiamo preso nuovamente in considerazione l’idea del viaggio, individuando il periodo ideale nei giorni da venerdì 26 a domenica 28 febbraio.

Come prima cosa, ci siamo occupati di prenotare i mezzi di trasporto. Per l’andata, abbiamo scelto il treno Freccia Bianca di Trenitalia, con partenza da Milano Centrale alle 8.05 e arrivo a Venezia Santa Lucia alle 10.40. Per il ritorno, invece, dato che i prezzi dei treni del tardo pomeriggio erano alti, abbiamo valutato l’opzione pullman. Abbiamo consultato i siti delle compagnie Megabus e Flixbus, trovando su quest’ultimo la soluzione per noi migliore. Abbiamo quindi prenotato due posti sul pullman Flixbus con partenza da Venezia Tronchetto alle 18.30 e arrivo alla stazione di Milano Lampugnano alle 22.50.

Ci siamo quindi occupati dell’albergo. Su Trivago abbiamo individuato alcune sistemazioni che avrebbero potuto fare al caso nostro, scegliendo infine l’hotel Ca’ Due Leoni, situato nel sestiere di Cannaregio. Abbiamo prenotato la stanza tramite il sito Hotels.com, dato che offriva il prezzo più conveniente. La mia ragazza ha trovato a casa una guida su Venezia, un po’ datata ma ancora valida e dotata di cartina. Infine, ho scaricato sul mio smartphone Android le applicazioni di Trenitalia, Flixbus e Hotels.com, in modo da avere tutti i dati di viaggio a portata di mano.

Venerdì 26 febbraio: ci siamo svegliati di buon mattino per recarci alla Stazione Centrale di Milano. Una volta arrivati, abbiamo appreso di un guasto ferroviario in provincia di Vercelli. Il nostro treno, provenendo da Torino, è stato interessato dal problema tecnico, con il risultato che siamo partiti con circa un quarto d’ora di ritardo. Il viaggio è stato tranquillo e piacevole, sebbene la pioggia ci abbia a tratti accompagnato.

Giunti a Venezia, siamo stati accolti da freddo e vento molto intensi. Non appena usciti dalla stazione di Santa Lucia, però, la vista del Canal Grande e della chiesa dei Santi Simeone e Giuda ci ha fatto subito dimenticare il clima ostile. Seguendo le indicazioni riportate sul sito di Ca’ Due Leoni, ci siamo incamminati lungo Rio Terà Lista di Spagna per raggiungere l’albergo. Abbiamo svoltato in Fondamenta Sebastiano Venier subito prima del Ponte delle Guglie, costeggiando il canale di Cannaregio.

Il canale di Cannaregio e il Ponte delle Guglie

Proseguendo lungo Fondamenta Savorgnan, siamo arrivati al Ponte della Crea, dopo il quale abbiamo svoltato in Fondamenta de l’Ospisio Da Ponte, sbucando poi in Campiello della Pazienza e trovando il nostro hotel.

Siamo stati accolti dal titolare, il signor Vladimiro, che ci ha indicato i punti di Venezia da non perdere, raccontandoci anche qualche aneddoto sulla storia della città. Ci ha poi accompagnati nella nostra stanza, dandoci le password per la rete Wi-Fi e spiegandoci le modalità della colazione: non avendo l’albergo una sala apposita, durante l’inverno le colazioni vengono servite direttamente in stanza, mentre in estate viene utilizzato il giardino. Sfruttando il bollitore presente in camera, abbiamo bevuto un tè, dopodiché siamo usciti per iniziare la visita della città.

Siamo tornati al Ponte delle Guglie, lo abbiamo attraversato e ci siamo incamminati lungo Rio Terà San Leonardo, rimanendo affascinati dai palazzi e dagli scorci dei canaletti che comparivano qua e là.

Uno scorcio di un canale

Siamo giunti fino alla chiesa dei Santi Apostoli, poi, essendosi fatta ora di pranzo, siamo tornati sui nostri passi per mangiare qualcosa al Panificio Rizzo, situato lungo la Strada Nuova. Abbiamo preso dei panini con prosciutto cotto e dei classici tramezzini veneziani con melanzane e polpa di granchio.

Dopo aver bevuto un caffè in un bar poco distante, abbiamo proseguito la passeggiata lungo la Strada Nuova, giungendo fino a piazza San Marco: la basilica e il campanile ci hanno accolti con la loro maestosità.

Piazza San Marco

La piazza ospitava un buon numero di turisti, ma si poteva passeggiare senza problemi. Alcuni addetti, nel frattempo, stavano cominciando a predisporre le passerelle per l’acqua alta, il cui arrivo era previsto per la notte tra domenica e lunedì. Attraversando la piazza, siamo giunti alla Riva degli Schiavoni, godendo della vista dell’isola di San Giorgio Maggiore e della basilica omonima, situate proprio di fronte.

Veduta dell’isola di San Giorgio Maggiore

Abbiamo proseguito la passeggiata, abbiamo ammirato il celebre Ponte dei Sospiri e siamo arrivati fino al Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II. Siamo poi tornati in piazza San Marco.

Il Ponte dei Sospiri

Dopo aver trascorso qualche istante in coda, siamo entrati nella Basilica di San Marco. Abbiamo potuto ammirare le decorazioni auree e i mosaici disposti in tutta la chiesa. Ci siamo seduti sulle panche per leggere quello che la nostra guida diceva a proposito della basilica, dopodiché siamo usciti.

La basilica di San Marco

Abbiamo lasciato la piazza incamminandoci lungo Calle Larga Ascensione. Percorrendo le varie calli, e rimanendo incantanti da ogni angolo, siamo arrivati sulle sponde del Canal Grande, nei pressi del ponte di Rialto, che purtroppo abbiamo trovato coperto dalle impalcature dei lavori di manutenzione. Siamo comunque saliti sul ponte per attraversare il Canal Grande, cogliendo l’occasione per guardare le vetrine dei negozi di artigianato e souvenir.

Abbiamo proseguito la passeggiata seguendo le indicazioni per piazzale Roma e per la ferrovia, cercando di osservare il più possibile. Attraverso il ponte degli Scalzi siamo poi giunti alla stazione di Santa Lucia, e da lì siamo tornati in albergo. Dopo una doccia e un po’ di riposo, siamo nuovamente usciti per l’aperitivo e la cena. Percorrendo la Strada Nuova, siamo tornati nei pressi della chiesa dei Santi Apostoli e siamo entrati all’Osteria dal Riccio Peoco, che mi era stata consigliata da un amico. Al bancone abbiamo bevuto un ottimo spritz con la particolarità, per noi, dell’oliva nel bicchiere.

Usciti dal bar, ci siamo incamminati alla ricerca di un posto dove cenare senza spendere troppo. Dopo alcune valutazioni, la scelta è ricaduta sulla Trattoria da Rino, situata sotto un portico nei pressi del ponte dei Santi Apostoli. Abbiamo ordinato due menù di pesce, scegliendo piatti diversi per poter provare più cibi. Abbiamo quindi assaggiato tagliolini con tonno, olive e pomodorini, spaghetti al nero di seppia con calamari, fritto misto e calamari alla griglia.

Abbiamo lasciato il ristorante abbastanza soddisfatti e abbiamo fatto ritorno all’albergo, dove abbiamo concluso la giornata.

Sabato 27 febbraio: Ci siamo svegliati verso le 8.30 e, seguendo le istruzioni del titolare dell’albergo, abbiamo chiamato la reception per ordinare la colazione. Poco dopo la cameriera ci ha portato in camera un vassoio con cappuccini, croissant, yogurt, pane tostato, burro e marmellata: la colazione è stata quindi ottima e abbondante.

Siamo usciti sotto una pioggia battente, che ci avrebbe accompagnato per quasi tutta la giornata. Percorrendo la Strada Nuova siamo giunti a Palazzo Ducale; dopo un quarto d’ora di coda siamo riusciti a entrare.

La facciata di Palazzo Ducale

Abbiamo cominciato la visita dal Museo dell’Opera, che ospita numerosi capitelli e colonne che in passato facevano parte del porticato del palazzo. Siamo poi passati dal cortile e, salendo lungo la magnifica Scala d’Oro, siamo giunti alle sale istituzionali, dove si svolgeva la vita politica del palazzo, ammirandone le decorazioni, gli arredi e i dipinti.

Palazzo Ducale, le volte della Scala d’Oro

Passando poi dal Ponte dei Sospiri, siamo giunti alle prigioni, delle quali abbiamo potuto visitare le celle. Siamo quindi rientrati nel palazzo e la visita si è conclusa.

Essendosi fatta ora di pranzo, abbiamo scelto la Birreria Barbanera, situata nei pressi del Rio de San Zulan, per mangiare qualcosa. Abbiamo ordinato un panino con la cotoletta e una sorta di piadina arrotolata ripiena di carne e insalata. Rifocillati dal cibo e rinfrancati dal caldo del locale, siamo tornati in Piazza San Marco per visitare Palazzo Correr, per il quale l’ingresso era compreso nel biglietto di Palazzo Ducale. Abbiamo potuto osservare le stanze e gli ambienti riccamente decorati in cui l’imperatrice Sissi e Francesco Giuseppe passarono alcuni mesi poco dopo la metà dell’Ottocento. Siamo quindi passati a visitare il Museo Archeologico Nazionale, nel quale abbiamo potuto ammirare, fra le altre cose, statue greche, ritratti romani e reperti egizi. In ultimo, abbiamo visitato la Sala Monumentale della Biblioteca Nazionale Marciana, i cui rivestimenti in legno sono davvero meravigliosi.

Siamo usciti dal palazzo poco prima dell’orario di chiusura e abbiamo lasciato piazza San Marco. Siamo entrati nella chiesa di San Giuliano per dare un’occhiata e siamo rimasti per assistere alla messa. Siamo poi tornati all’Osteria dal Riccio Peoco per bere uno spritz, stavolta seduti a uno dei due tavolini del locale.

Usciti, siamo tornati sulla Strada Nuova, fermandoci per cena all’Old Wild West situato vicino al Rio di Noale. Abbiamo mangiato i nostri hamburger a un tavolo con vista proprio sul bel canale. Finita la cena, siamo rientrati in albergo.

Domenica 28 febbraio: dopo colazione abbiamo fatto il check-out, pagando la tassa di soggiorno, e abbiamo lasciato i bagagli alla reception, li avremmo ripresi nel pomeriggio. Siamo quindi usciti, il cielo era nuvoloso ma non pioveva. Siamo andati a visitare la chiesa di San Geremia, all’interno della quale è custodito il corpo di Santa Lucia da Siracusa.

Abbiamo poi attraversato il Ponte degli Scalzi e, passando per il sestiere di Santa Croce e quello di San Polo, ci siamo diretti nella zona di Rialto. Lungo la strada ci siamo fermati in un bel negozietto per acquistare l’immancabile calamita da frigo. Attraversato il Ponte di Rialto, abbiamo proseguito la passeggiata, tenendoci lungo il Canal Grande e riuscendo a vedere Palazzo Grassi e Ca’ Rezzonico.

Veduta del Canal Grande

Giunti al Ponte dell’Accademia, siamo tornati sull’altra sponda del Canal Grande, nel sestiere di Dorsoduro, e siamo andati a visitare le Gallerie dell’Accademia, dove abbiamo potuto ammirare dipinti di Paolo Veronese, di Giorgione, di Vittore Carpaccio, di Giovanni Bellini e di altri ancora.

Gallerie dell’Accademia, Giorgione, “La tempesta”

Una volta usciti, abbiamo deciso di rimandare il pranzo per visitare Palazzo Grimani, il cui ingresso era compreso nel biglietto delle Gallerie dell’Accademia. In una ventina di minuti abbiamo visitato gli ambienti del palazzo e i dipinti in essi ospitati, dopodiché siamo usciti per tornare in albergo a recuperare i nostri bagagli.

Dopo aver fatto due chiacchiere con Stefano, gentile addetto dell’albergo, siamo usciti e ci siamo diretti verso piazzale Roma, passando davanti alla stazione di Santa Lucia e attraversando il Ponte della Costituzione. Abbiamo preso il People Mover, la navetta automatica sopraelevata che, da piazzale Roma, raggiunge l’isola del Tronchetto con fermata intermedia al terminal delle navi da crociera. Raggiunto il Tronchetto, avendo un discreto anticipo sull’orario di partenza del pullman, siamo entrati in un bar e abbiamo bevuto un ultimo spritz accompagnato da patatine e arachidi.

Terminato l’aperitivo, ci siamo trasferiti all’area di parcheggio Flixbus, attendendo l’arrivo del pullman. Pioveva e soffiava un forte vento, un piccolo gazebo ci ha offerto fortunatamente un po’ di riparo. Il bus è arrivato con un quarto d’ora circa di ritardo, recuperato poi nel corso del viaggio, che è stato piacevole e tranquillo. Giunti alla stazione di Milano Lampugnano, abbiamo preso la metropolitana e siamo tornati a casa.

Venezia non ha bisogno di molti commenti, però è doveroso consigliare una visita a coloro i quali non hanno ancora avuto la fortuna di vederla. Non è di certo una città economica, ma prenotando con un certo anticipo e vagliando opportunamente i mezzi di trasporto è possibile trascorrervi qualche giorno senza spendere un patrimonio. Certamente in futuro torneremo a Venezia per proseguire la scoperta della città, tre giorni non sono sufficienti per tutte le meraviglie che ha da offrire.

Cliccando qui, potete trovare le foto scattate durante il fine settimana. Cliccando qui, invece, potete vedere il video.

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Andalusia (Málaga-Granada-Córdoba-Siviglia) 21 agosto – 1 settembre 2015

Lo scorso anno, per motivi di lavoro, la mia ragazza e io abbiamo cominciato a pensare alle vacanze estive solo verso la fine del mese di luglio. Avendo il desiderio di tornare in Grecia, dopo il magnifico soggiorno a Santorini del 2012, abbiamo preso in considerazione diverse isole, come Kos, Sifnos, Milos, Alonissos, Skopelos e altre ancora, trovando però prezzi elevati per aerei, traghetti e alberghi. Abbiamo quindi deviato l’attenzione sulle Canarie, isole che ci affascinano, ma anche in questo caso avremmo sforato il budget a nostra disposizione.

Vista la situazione, abbiamo deciso di cambiare tipo di destinazione, abbandonando le isole e concentrandoci su altre mete. Amando le terme, abbiamo inzialmente preso in considerazione l’Ungheria: Budapest e il lago di Héviz avrebbero fatto al caso nostro, ma non siamo rimasti del tutto convinti. La ricerca suoi luoghi termali è stata comunque proficua. Mentre raccoglievamo informazioni, infatti, siamo venuti a conoscenza dei bagni arabi di Granada, nella regione spagnola dell’Andalusia.

La bandiera dell’Andalusia tra quella europea e quella spagnola

Ci siamo quindi documentati più a fondo sulle altre città andaluse, e ci siamo resi conto della bellezza della zona, che fino a quel momento conoscevamo poco. Ci siamo così convinti e abbiamo cominciato a cercare i voli.

Dopo molti confronti su Volagratis, abbiamo stabilito le date, le tratte e le compagnie aeree: partenza venerdì 21 agosto alle ore 7 da Milano Malpensa a Málaga con Easyjet e ritorno il 31 agosto alle 20.25 da Siviglia a Milano Linate via Madrid con Iberia. Una volta sistemati gli aerei, siamo andati in libreria per acquistare una guida sull’Andalusia: siamo rimasti a lungo in dubbio fra la Lonely Planet e la Dumont, poi abbiamo optato per la prima.

Una prima lettura della guida ci ha permesso di stabilire l’itinerario, Málaga-Granada-Córdoba-Siviglia, e quante notti trascorrere in ciascuna città: una a Málaga, quattro a Granada, tre a Córdoba e due a Siviglia. Il passo successivo è stato quindi prenotare gli alberghi, cosa che abbiamo fatto confrontando i prezzi su Trivago: abbiamo riservato tutti e quattro gli hotel su Booking.com, dato che offriva i prezzi più convenienti. Per Málaga, abbiamo scelto l’Hostal El Romerito, situato in posizione periferica ma molto più economico rispetto agli alberghi centrali. Per Granada, l’Hostal Casa Salvador, ubicato in una zona molto vicina al centro. Per Córdoba, l’Hotel Boston, che si affaccia su Plaza de las Tendillas, una delle piazze principali della città. Per Siviglia, infine, l’Hostal Museo, situato a pochi passi dal Museo de Bellas Artes e dalla stazione degli autobus di Plaza des Armas. Abbiamo anche preso contatti con gli alberghi per verificare che avessero ricevuto la prenotazione e per raccogliere qualche informazione pratica.

Su internet ci siamo documentati sui bagni arabi e sulle terme che avremmo trovato nelle varie città, in modo da valutare prezzi e trattamenti offerti. Abbiamo anche consultato il sito della società di trasporti Alsa, che effettua collegamenti in autobus tra le diverse città dell’Andalusia: ciò ci ha permesso di prendere nota degli orari dei pullman che avrebbero potuto fare al caso nostro.

Continuando poi la lettura della guida, ci siamo resi conto della necessità di comprare in anticipo i biglietti per la visita all’Alhambra, il complesso di Granada risalente al periodo degli emiri musulmani, che è il sito turistico più visitato di Spagna. Abbiamo quindi consultato la pagina web alhambra-tickets.es e abbiamo acquistato i biglietti per la sessione pomeridiana di lunedì 24 agosto: una volta a Granada avremmo dovuto solo ritirarli in uno dei punti indicati sul sito.

Con tutto sistemato, ci siamo messi in attesa del giorno della partenza.

Venerdì 21 agosto: Poco dopo mezzanotte, abbiamo preso il bus Malpensa Shuttle dalla Stazione Centrale di Milano, arrivando al terminal 2 dell’aeroporto poco prima dell’una. Ci siamo quindi accomodati sulle poltroncine nella zona dei banchi del check-in, sperando di riuscire a dormire almeno un po’, viste le sei ore che ci separavano dalla partenza. Stessa situazione anche per altri passeggeri, che come noi erano stati costretti ad arrivare all’aeroporto con diverse ore di anticipo sui rispettivi voli. Il sonno è stato molto leggero e frammentato, come era prevedibile. Intorno alle quattro, molto prima rispetto all’orario previsto, è stato aperto il check-in per tutti i voli Easyjet fino alle otto del mattino, quindi anche per il nostro. Abbiamo così potuto consegnare la valigia e ci siamo trasferiti sulle poltroncine vicine al varco dell’area d’imbarco. Lì abbiamo fatto colazione con i panini che avevamo portato con noi, poi abbiamo superato i controlli di sicurezza. Ci siamo recati al gate assegnato al nostro volo e ci siamo messi in attesa dell’orario d’imbarco, sonnecchiando ancora un pochino. L’aereo è partito alle 7 come previsto, il viaggio è stato tranquillo e siamo arrivati all’aeroporto di Málaga – Costa del Sol in orario.

Recuperata la valigia, siamo usciti dallo scalo e abbiamo preso un taxi per raggiungere il nostro albergo, l’Hostal Romerito, situato in Calle Mástil, nella zona della fiera e della stazione del Prado, dove siamo giunti dopo una decina di minuti di tragitto. Come da accordi presi via email, abbiamo potuto effettuare il check-in e lasciare la valigia presso la piccola reception dell’albergo, dato che la camera non era ancora disponibile. Ci siamo quindi recati alla fermata poco distante e abbiamo preso l’autobus 20 per andare in centro. Dopo una ventina di minuti di viaggio, siamo scesi alla fermata in Alameda Principal e da lì abbiamo cominciato la nostra esplorazione delle zone centrali: il caldo cominciava a farsi sentire.

Siamo entrati nell’area pedonale, passando da Puerta del Mar e svoltando in Calle Martínez fino a giungere alla magnifica Calle Marqués de Larios, protetta da teloni bianchi per schermare il forte sole andaluso. La via era piena di gente e di bancarelle che vendevano ventagli, nacchere, fiori e bicchierini da degustazione.

Siamo infatti capitati a Málaga durante gli ultimi giorni della Feria, una settimana in cui gli abitanti della città fanno festa, ballando flamenco e bevendo sherry.

Malaga, Calle Marques de Larios

Donne di ogni età passeggiavano indossando abiti tradizionali e nella via gruppi di ballerine, musicisti e cantanti si esibivano in spettacoli estemporanei di flamenco, che attiravano molti passanti. Colpiti dall’atmosfera allegra e spensierata, abbiamo proseguito il nostro giro arrivando fino a Plaza de la Constitución, per poi tornare sui nostri passi e svoltare in Calle Moreno Monroy. Siamo così giunti in Plaza del Obispo, dove abbiamo potuto ammirare la bella facciata rossa e gialla del Palacio Episcopal e la parte posteriore della Cattedrale. Proseguendo in Calle Molina Lario e poi in Calle Santa María, siamo giunti all’ingresso della Cattedrale stessa: consultando gli orari, abbiamo deciso di rimandare la visita all’indomani mattina.

Ci siamo quindi diretti in Calle Císter, arrivando fino all’Alcazaba, il palazzo fortificato di origine araba risalente all’XI secolo. Abbiamo acquistato il biglietto cumulativo comprendente anche l’ingresso al Castillo de Gibralfaro e abbiamo iniziato la visita. Strutture di difesa si alternano a cortili con piante e fontanelle, che creano un’atmosfera rilassata; all’interno dell’Alcazaba vi è anche un piccolo museo archeologico. Una volta usciti, abbiamo preso Calle Alcazabilla, sul cui lato vi è il bell’anfiteatro romano: nella via c’erano vari gazebo e bancarelle che ospitavano spettacoli e intrattenimenti per bambini.

La fame cominciava a farsi sentire, per cui abbiamo cercato un ristorante dove pranzare. Siamo rimasti colpiti da El Pimpi, situato a pochi passi dall’anfiteatro e consigliato dalla nostra guida. Numerosi camerieri portavano ai tavoli vassoi di paella e pesce fritto e grigliato. Ci siamo quindi lasciati ingolosire e abbiamo chiesto un tavolo per due all’aperto, in modo da poter osservare le ballerine di flamenco che si stavano esibendo in quel momento, riprese anche da un cameraman di qualche emittente televisiva. Il pranzo è stato ottimo, abbiamo ordinato paella e bocconcini di pesce fritti alla malagueña: non avrebbe potuto esserci pasto migliore per iniziare la nostra vacanza.

Ben rifocillati, siamo tornati nella zona dell’Alcazaba e ci siamo incamminati lungo Paseo Don Juan Temboury, che salendo conduce al Castillo de Gibralfaro, situato in cima alla collina che domina Málaga. La salita è stata faticosa, considerando la pendenza e il forte caldo, ma ha regalato bellissime vedute sul mare, sulla Plaza de Toros e su Paseo del Parque.

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Malaga, veduta su Paseo del Parque

Una volta arrivati al Castillo, abbiamo visitato il piccolo museo militare annesso, abbiamo camminato lungo i bastioni, godendo di bei panorami su ogni lato della città, per poi sostare nei cortili alberati e ombreggiati: alcuni scoiattoli sono venuti a farci un saluto.

Terminata la visita, abbiamo ripreso Paseo Don Juan Temboury, stavolta in discesa, e siamo giunti in Avenida de Cervantes, passando attraverso a giardinetti ben curati. Da lì ci siamo diretti lungo Paseo de Reding, abbiamo svoltato in Calle Fernando Camino e siamo giunti alla Playa de la Malagueta, la spiagga del centro di Málaga: avevamo infatti voglia di un bagno rinfrescante dopo le passeggiate fatte sotto il forte sole. Nonostante ci fosse parecchia gente siamo riusciti a sistemarci a ridosso della riva e ci siamo tuffati in mare. L’acqua era abbastanza pulita e più fredda di quanto ci saremmo aspettati; durante il bagno sono stato anche punto sulla mano da una medusa, fortunatamente il dolore è passato in fretta.

Rinfrancati dal bagno, abbiamo lasciato la Malagueta e ci siamo nuovamente diretti verso il centro. Abbiamo preso Paseo Marítimo Ciudad de Melilla, poi Paseo de la Farola e infine il bellissimo Paseo del Parque, viale pedonale attorniato da rigogliosa vegetazione di diverso tipo, lungo il quale è stato piacevolissimo passeggiare.

Malaga, Paseo del Parque

Giunti poi in Avenida Manuel Agustín Heredia, abbiamo preso l’autobus numero 20 e siamo tornati al nostro albergo, decisamente stanchi ma con l’intenzione di recarci, in serata, nella zona della fiera, dove sarebbero proseguiti i festeggiamenti della Feria di Málaga. Dopo aver fatto la doccia ci siamo messi a letto per riposare un’oretta, ma la stanchezza ha avuto il sopravvento e ci siamo addormentati profondamente, senza neanche cenare.

Sabato 22 agosto: Dopo dodici ore di sonno ristoratore, ci siamo alzati e preparati per la nuova giornata. Siamo scesi al bar annesso all’Hostal El Romerito per fare colazione alla maniera andalusa. Abbiamo infatti ordinato caffè e fette di pane tostato (chiamate tostadas) con pomodoro e jamon serrano, uno dei tipici prosciutti crudi spagnoli. Il pasto è stato molto buono e ci ha saziati, considerando anche la cena saltata della sera prima. Abbiamo poi fatto il check-out e lasciato la valigia alla reception dell’albergo, l’avremmo recuperata nel pomeriggio prima della partenza per Granada.

Abbiamo quindi preso l’autobus 20 e siamo andati in centro. Siamo passati nuovamente da Calle Marqués de Larios, dove abbiamo acquistato alcuni ventagli dipinti a mano. Siamo poi andati a visitare la Cattedrale, detta la “Manquita” poiché una delle torri campanarie fu lasciata incompleta.

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Malaga, Cattedrale

L’interno della chiesa colpisce per l’altissimo soffitto a cupola, per il coro in legno e per le numerose cappelle laterali. Abbiamo visitato anche il piccolo museo, che custodisce dipinti ed oggetti religiosi. Una volta usciti, abbiamo dato un’occhiata ai bei giardini della Cattedrale.

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Malaga, Giardini della Cattedrale

Abbiamo poi preso Calle San Agustín, passando davanti al Museo Picasso Málaga, fino ad arrivare a Plaza de la Merced, dove vi è la casa natale dello stesso pittore. Procedendo poi per Calle Álamos, siamo arrivati al Museo del Vidrio y Cristal, situato in Plazuela Santísimo Cristo de la Sangre e raccomandato fortemente dalla Lonely Planet: purtoppo lo abbiamo trovato chiuso per ferie, avrebbe riaperto a settembre.

Essendosi fatta ora di pranzo, ci siamo spostati nella vicina Calle Cárcer per pranzare al Tapeo de Cervantes, ma anche in questo caso siamo stati sfortunati, il locale era chiuso. Abbiamo quindi deciso di cambiare programma, rimandando il pasto e recandoci alla Malagueta per un ultimo bagno. Ci siamo sistemati vicino alla riva come il giorno prima e ci siamo tuffati in mare: questa volta, per fortuna, niente meduse.

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Malaga, Playa de la Malagueta

Il nuoto ha aumentato la nostra fame, per cui siamo tornati nuovamente in centro per pranzare al ristorante El Jardin, raccomandato dalla guida e situato in Calle Cañón. Ci siamo accomodati all’interno e abbiamo ordinato albondigas (polpette) al sugo di pomodoro con patatine e un fritto di pesce. Durante il pasto, nel locale si sono esibiti cantanti, musicisti e ballerini di flamenco: lo spettacolo è stato molto affascinante e ha reso ancora più gradevole il già ottimo cibo.

Usciti dal ristorante, ci siamo incamminati a passo lento verso la fermata dell’autobus, che ci avrebbe riportato all’albergo. Il sabato di Feria aveva richiamato in centro ancora più gente rispetto al giorno prima, e i festeggiamenti si erano fatti più intensi, la musica pervadeva tutte le strade.

Abbiamo quindi recuperato la valigia in albergo e, un po’ dispiaciuti di lasciare Málaga, così allegra e vivace, ci siamo recati alla stazione dei bus interurbani, situata in Paseo de los Tilos. Abbiamo acquistato i biglietti per il bus della compagnia ALSA che, alle 18.30, sarebbe partito alla volta di Granada, seconda tappa della nostra vacanza. Il viaggio è stato tranquillo e senza traffico: la strada era affiancata da colline quasi integralmente ricoperte da ulivi.

Dopo circa due ore siamo arrivati a destinazione; un’addetta alle informazioni della stazione degli autobus di Granada ci ha indicato i mezzi pubblici per raggiungere il nostro albergo, l’Hostal Casa Salvador, situato in Calle Duende. Abbiamo quindi preso l’autobus N2 fino a Calle Cruz del Sur e da lì la linea LAC fino a Puerta Real. E’ stato poi sufficiente percorrere parte di Calle Acera del Darro fino a incontrare l’intersezione con Calle Duende. All’hotel ci ha accolti un gentile addetto che ci ha registrati e ci ha dato le chiavi della stanza e la password per la rete wi-fi. Ci siamo quindi sistemati in camera, rimanendo particolarmente colpiti dalla bellezza del bagno, ristrutturato di recente.

Dopo qualche minuto di riposo, abbiamo lasciato la stanza per andare a mangiare qualcosa. Stavolta, alla reception, abbiamo incontrato la ragazza con cui eravamo entrati in contatto via email prima della partenza, che ha confermato la sua gentilezza dandoci una mappa della città e illustrandoci l’ubicazione di tutti i principali punti di interesse.

Abbiamo fatto due passi in Plaza del Campillo, al cui centro vi è una bella fontana, godendo del clima di Granada, decisamente più fresco rispetto a Málaga. Siamo poi saliti verso il quartiere del Realejo, passando da Cuesta del Progreso, Plaza de los Campos, Calle Palacios, Plaza Santo Domingo, che ospita l’omonima chiesa, e Plaza de Fortuny. Da lì abbiamo svoltato in Calle Santa Escolástica, fino a raggiungere il bar La Candela, segnalato dalla nostra guida per la sua specialità, i montaditos, fette di pane tostato guarnite con una gran varietà di cibi. Noi ne abbiamo ordinati alcuni con prosciutto, formaggio Manchego, vitello e patè al Porto: il pasto è stato buono e proporzionato alla non eccessiva fame che avevamo.

Usciti dal locale, siamo tornati sui nostri passi, dirigendoci tranquillamente verso l’albergo, dove abbiamo concluso la giornata.

Domenica 23 agosto: Ci siamo alzati verso le nove e siamo usciti per visitare la città. Da Puerta Real ci siamo incamminati lungo Calle Reyes Católicos, apprezzando gli eleganti palazzi di questa parte di Granada. Abbiamo svoltato in Calle Gran Vía de Colón giungendo nella zona della Cattedrale, che avremmo visitato durante la mattinata.

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Granada, Cattedrale

Abbiamo cercato un posto dove fare colazione. Essendo domenica, molti bar erano chiusi, per cui abbiamo dovuto girare un po’ prima di trovarne uno aperto che facesse al caso nostro. Alla fine ci siamo fermati alla Cafetería Goya in Plaza de la Trinidad all’angolo con Calle Duquesa. Ci siamo accomodati in uno dei tavolini adiacenti ai giardini della piazza e abbiamo ordinato, come il giorno prima, tostadas con pomodoro e prosciutto crudo, caffè e succo d’arancia.

Finito di mangiare, ci siamo incamminati lungo Calle de los Mesones, svoltando poi in Calle Marqués de Gerona e arrivando infine alla Cattedrale. Abbiamo assistito a parte della messa, dopodiché abbiamo visitato la chiesa, che ci ha colpiti per via dei suoi alti pilastri bianchi e i soffitti gotici. Alcune aree erano delimitate da cordicelle, per cui non è stato possibile accedervi.

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Granada, Cattedrale

Usciti dalla Cattedrale, ci siamo spostati all’adiacente Capilla Real, dove sono sepolti i Re Cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona. I sovrani riposano, assieme a alla figlia Giovanna e al genero, nella cripta sottostante ai sepolcri in marmo bianco magnificamente lavorati. Abbiamo inoltre potuto ammirare i dipinti della loggia, la cancellata in ferro battuto dorato della cappella e gli oggetti appartenuti ai re esposti nel museo sito nella sacrestia.

Ci siamo poi spostati di poco lungo Calle Oficios e abbiamo raggiunto la Madraza, l’edificio fondato nel corso del XIV secolo che ospitava l’università dei sultani di Granada. Una guida ci ha spiegato la storia del palazzo e ci ha mostrato la bellissima sala di preghiera, con i suoi meravigliosi arabeschi e decorazioni.

Terminata la visita, abbiamo deciso di andare a dare un’occhiata ai bagni arabi sui quali ci eravamo documentati prima dalla partenza. Percorrendo Calle Gran Vía de Colón, e girando poi in Calle Arteaga, siamo arrivati ai Baños de Elvira, che però non ci hanno convinto per via degli orari di apertura per noi scomodi. Ci siamo quindi incamminati lungo la pittoresca Calle Elvira, piena di negozi arabeggianti e di ristoranti di vario tipo, fino a giungere nell’ampia Plaza Nueva. Abbiamo visto dall’esterno la semplice ma bella chiesa di Santa Ana, dopodiché ci siamo recati all’Hammam Al Andalus, situato in Calle Santa Ana. Siamo entrati e siamo stati accolti da un’addetta che ci ha dato tutte le informazioni di cui avevamo bisogno. Abbiamo acquistato il pacchetto da due ingressi per persona: il primo lo abbiamo prenotato per la sera stessa alle ore 22, il secondo per il 25 agosto alle ore 20.

Soddisfatti, siamo usciti dall’hammam e siamo andati a pranzare al bar-ristorante El Rinconcillo, situato nei pressi della chiesa di Santa Ana. Abbiamo ordinato del chorizo, una sorta di salsiccia speziata e tagliata a fette sottili, e la classica tortilla spagnola, che è una frittata di patate. Il pranzo è stato molto gustoso e ci ha permesso di assaggiare due prodotti tipici.

Abbiamo poi deciso di fare due passi nel quartiere dell’Albaicín, posto sulla collina che domina Granada. Ci siamo incamminati lungo Carrera del Darro, una stretta strada che costeggia, appunto, il fiume Darro. Siamo passati davanti al Museo Arqueológico, trovandolo purtroppo chiuso per lavori. Salendo poi per Paseo de los Tristes, per Cuesta del Chapiz e infine per Carril de las Tomasas, abbiamo raggiunto il Mirador de San Nicolás, un belvedere che offre una bellissima vista sull’antistante Alhambra, in particolare sull’Alcazaba. Il luogo era molto affollato, ma siamo comunque riusciti a fare delle belle fotografie.

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Granada, Alhambra vista dal Mirador de San Nicolas

Dopo qualche minuto trascorso ad osservare tranquillamente il panorama, siamo ripartiti per tornare verso il centro. Abbiamo preso Camino Nuevo de San Nicolás e Calle Santa Isabel La Real, strade strette e affiancate da case imbiancate a calce, arrivando sino alla bella Plaza San Miguel Bajo. Ci siamo fermati qualche istante all’adiacente Mirador de la Lona, per ammirare il panorama sulla città. Abbiamo proseguito la discesa della collina lungo Carril de la Lona e Cuesta de Alhacaba.

Percorrendo poi Calle Gran Vía de Colón siamo giunti in Calle Reyes Catolicós, abbiamo svoltato in Plaza del Carmen e poi in Calle Mariana Pineda, dove abbiamo visto l’arco d’ingresso magnificamente decorato del Corral del Carbón, un edificio che un tempo era adibito a locanda e ora è sede occasionale di eventi culturali. Siamo poi entrati in una pasticceria per assaggiare un piccolo ma molto dolce pasticcino tipico di Granada, il Pionono, fatto di pan di spagna e crema, che fu dedicato per l’appunto al papa Pio IX.

Siamo quindi rientrati in albergo per un’oretta di riposo. Verso l’ora di cena, ci siamo recati alla Posada del Duende, ristorante situato nella via del nostro hotel, quindi comodissimo da raggiungere. Abbiamo ordinato un assaggio di diverse tapas, del quale siamo rimasti molto soddisfatti. Abbiamo infatti mangiato melanzane fritte al miele, la tortilla, un montadito con vitello, crocchette di patate, prosciutto di Trévelez, formaggio in olio di oliva, una sorta di sanguinaccio chiamato Morcilla e infine una salsiccia, la Chistorra.

Rifocillati per bene, ci siamo incamminati a passo molto lento verso l’Hammam Al Andalus, al quale ci era stato raccomandato di arrivare mezz’ora prima rispetto all’orario fissato. Una volta arrivati, la ragazza alla reception ci ha fornito gli asciugamani e, dopo qualche minuto di attesa, siamo stati fatti accomodare negli spogliatoi, assieme agli altri avventori. Dallo spogliatoio siamo poi passati nella prima sala dell’hammam, dove un’altra addetta di ha spiegato le regole che avremmo dovuto osservare, dopodiché abbiamo iniziato il nostro percorso di relax. Ci siamo prima immersi nelle due piscine di acqua tiepida, le cui temperature differivano di poco. Siamo poi passati nella sauna, nella piscina di acqua calda e nella vasca di acqua fredda. Le magnifiche decorazioni e i bellissimi mosaici di ogni piscina, la luce soffusa e la tenue musica hanno contribuito ad aumentare il rilassamento. Nel corso dell’ora e mezza a nostra disposizione abbiamo cambiato piscina diverse volte. Fra un bagno e l’altro, abbiamo bevuto del tè alla menta. In un angolo del corridoio, infatti, erano state sistemate delle belle teiere cesellate dalle quali servirsi. Alla fine del turno, un’addetta è passata suonando una campanella per invitarci ad uscire dalle vasche e a spostarci negli spogliatoi, dove abbiamo potuto fare la doccia.

Una volta usciti dall’hammam, ci siamo incamminati verso l’albergo molto riposati e contenti dell’esperienza, già pregustando il bagno successivo, previsto per il martedì sera.

Lunedì 24 agosto: Dopo esserci preparati, siamo usciti e ci siamo recati alla libreria dell’Alhambra, situata in Calle Reyes Católicos, dove abbiamo ritirato i biglietti per la visita all’Alhambra stessa, acquistati via internet prima della partenza. Siamo poi tornati alla Cafetería Goya per fare colazione, ordinando sempre tostadas con pomodoro e prosciutto.

Abbiamo quindi preso Calle Duquesa e siamo arrivati in Calle Gran Capitán. Abbiamo visto dall’esterno il Monasterio de San Jerónimo, con il suo bel cortile, e la Basílica di San Juan de Dios, mentre siamo entrati nel Santuario del Perpetuo Socorro, dove abbiamo sostato qualche minuto. Una volta usciti, siamo entrati nel piccolo supermercato Suma, situato sul lato opposto della strada rispetto alla chiesa, e abbiamo acquistato dei panini e del formaggio per il pranzo.

Ci siamo quindi incamminati per raggiungere l’Alhambra, in modo da poter mangiare con calma prima di iniziare la visita. Arrivati in Plaza Nueva, abbiamo preso Cuesta de Gomérez, una ripida via ricca di negozi di souvenir e artigianato, giungendo fino alla Puerta de las Granadas. Da lì, siamo saliti lungo il bel sentiero pedonale che conduce fino all’Alhambra, passando di fianco all’entrata di Puerta de la Justicia per poi arrivare all’ingresso principale.

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Granada, salita all’Alhambra

Ci siamo seduti su una panchina ombreggiata e abbiamo mangiato in tranquillità i nostri panini al formaggio, osservando il grandissimo via vai di turisti. Siamo poi andati a depositare gli zaini negli armadietti custoditi e ci siamo messi in fila con un quarto d’ora di anticipo rispetto alle 14, ora fissata per l’inizio della nostra visita: molta gente si era infatti già appostata in coda all’ingresso.

Una volta entrati, abbiamo preso il viale alberato in direzione dei Palacios Nazaríes, nei quali saremmo potuti entrare solo ed esclusivamente all’orario stampato sul nostro biglietto, cioè le 14.30. I Palacios Nazaríes, infatti, ospitano gli ambienti più belli e suggestivi dell’Alhambra e sono molto frequentati dai visitatori, per ragioni organizzative l’accesso è stato pertanto regolamentato. Dopo qualche minuto di attesa, siamo potuti entrare nei palazzi, cominciando ad ammirare i meravigliosi patio e stanze, tutti magnificamente decorati con piastrelle colorate, maioliche, stucchi e iscrizioni di preghiere e poesie. Due ambienti ci hanno colpito particolarmente. Innanzitutto, il famosissimo Patio de los Leones, con la sua fontana attorniata da dodici leoni, dalle cui bocche fuoriesce l’acqua.

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Granada, Alhambra, Patio de los Leones

Poi, il Patio de los Arrayanes, con la sua vasca d’acqua che riflette le colonne e la struttura del palazzo.

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Granada, Alhambra, Patio de los Arrayanes

Tutti gli ambienti dei Palacios Nazaríes sono però stupendi e rapiscono la vista, c’è veramente da restare senza fiato.

Una volta usciti, ci siamo riposati qualche minuto su una panchina nei giardini nei pressi del Palacio del Partal, di fronte al quale vi è una bella piscina. Siamo poi andati a visitare l’Alcazaba, la parte fortificata dell’Alhambra, che serviva da ricovero per i soldati e da posto di osservazione. Dalle mura poste nei pressi delle torri di guardia, infatti, abbiamo potuto godere di bellissime vedute su tutta la città.

Usciti dall’Alcazaba, siamo entrati nel Palacio de Carlos V, che presenta una pianta quadrata all’esterno e un cortile rotondo all’interno, costituito da due livelli di portici supportati da colonne. Nel cortile abbiamo notato gli ingressi del Museo de la Alhambra e del Museo de Bellas Artes, ripromettendoci di visitarli l’indomani, visto che il Palacio de Carlos V si trova nella zona dell’Alhambra accessibile anche senza biglietto.

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Granada, Alhambra, Palacio de Carlo V

Abbiamo poi preso il viale per raggiungere la chiesa di Santa María de la Alhambra, di cui abbiamo ammirato la facciata, e i Bagni della Moschea, nelle cui sale siamo entrati per una breve osservazione. Passando attraverso giardini di rose e altri fiori e orti di erbe aromatiche, siamo giunti all’ingresso del Generalife, il complesso di palazzi e giardini ultima meta del nostro giro. L’esplorazione del Generalife è stata splendida, un susseguirsi di piante, fiori, aiuole, fontane e giochi d’acqua, come nel Patio de la Acequia. L’atmosfera era davvero rilassante, è stato il miglior modo per concludere la visita all’Alhambra.

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Granada, Alhambra, Generalife

Abbiamo poi percorso a ritroso la strada fatta alla mattina e siamo arrivati in centro. Siamo ritornati al supermercato Suma e abbiamo preso qualcosa da mangiare per la serata. Tornando verso il nostro albergo, ci siamo fermati nei pressi della Cattedrale a vedere una esibizione di flamenco, dopodiché siamo entrati nel bel negozio Medievo, situato in Plaza de las Pasiegas, dove abbiamo acquistato tisane e spezie.

Una volta tornati in hotel, abbiamo cenato e abbiamo concluso la nostra giornata, stanchi per le lunghe camminate ma con ancora negli occhi le meraviglie viste.

Martedì 25 agosto: Siamo usciti di buon mattino e siamo tornati all’Alhambra, per visitare i due musei che avevamo tralasciato il giorno prima. Siamo entrati nel Palacio de Carlos V e abbiamo cominciato con il Museo de la Alhambra, che raccoglie oggetti d’uso comune e testimonianze artistiche provenienti dall’Alhambra e da altri siti archeologici vicini. Salendo poi al piano superiore del palazzo, abbiamo visitato il Museo de Bellas Artes, che ospita sculture e dipinti relativi alla storia di Granada e dell’Andalusia.

Terminata la visita, ci siamo rimessi in marcia verso il centro città. Passando da Cuesta de Gomérez, abbiamo acquistato dei sottobicchieri in legno in una bottega artigiana, oltre ad alcune cartoline da spedire a parenti e amici. Siamo quindi andati al supermercato Suma, dove eravamo già stati il giorno prima, e abbiamo acquistato pane, prosciutto e formaggio per il pranzo. Abbiamo comprato anche l’horchata de chufa, una bevanda ottenuta dal tubercolo di una particolare pianta, la chufa appunto, prodotto tipico della zona di Valencia. Ci siamo spostati ai poco distanti Jardines del Triunfo e abbiamo mangiato i nostri panini seduti su una panchina ombreggiata da un albero. Abbiamo accompagnato il pasto con l’horchata de chufa, dal gusto dolce e particolare.

Dopo un po’ di riposo, abbiamo cominciato la lenta salita verso il Monasterio de la Cartuja, di ordine certosino, che avevamo scelto come meta pomeridiana. Percorrendo Avenida del Hospicio, Calle Real de Cartuja e Paseo de Cartuja siamo arrivati al monastero, che in quel momento era chiuso. Ci siamo seduti sulla scalinata e abbiamo atteso l’orario di apertura, godendo della vista del bel cortile. Sono poi arrivati gli addetti, che hanno aperto il monastero e ci hanno fatto entrare. Abbiamo visitato la chiesa barocca, magnificamente decorata, e le sale che si affacciano sul chiostro, che ospitano dipinti di artisti andalusi a tema religioso.

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Granada, Monasterio de la Cartuja

Terminata la nostra esplorazione, abbiamo lasciato il monastero e siamo tornati verso il centro, per poi dirigerci in albergo. Abbiamo riposato un po’, dopodiché siamo usciti nuovamente per andare all’Hammam Al Andalus per il secondo e ultimo bagno previsto dal nostro pacchetto. Ci siamo rilassati moltissimo, avendo anche una maggiore padronanza delle regole della struttura e delle sale rispetto alla prima volta. Usciti dall’hammam, è stato molto piacevole passeggiare lentamente godendo appieno del benessere donatoci dal bagno.

Rientrati in hotel, abbiamo cenato con quanto preso al supermercato la mattina e abbiamo preparato i bagagli in vista della partenza per Córdoba, prevista per il giorno successivo.

Mercoledì 26 agosto: Appena usciti, siamo andati all’ufficio postale di Puerta Real per acquistare i francobolli per le cartoline. Abbiamo poi fatto colazione con tostadas, caffè e succo d’arancia al locale 100 Montaditos di Calle Acera del Darro. Non siamo però rimasti molto soddisfatti poiché, per le tostadas, è stata utilizzata la passata di pomodoro anziché il pomodoro fresco, che avevamo particolarmente apprezzato nelle colazioni dei giorni precedenti. Abbiamo scritto le cartoline al tavolino del bar, poi siamo tornati all’albergo per recuperare la valigia ed effettuare il check-out.

Ci siamo quindi messi in moto per raggiungere la stazione degli autobus, alle 12 avremmo dovuto infatti prendere il bus ALSA per Córdoba. La linea LAC è arrivata subito, mentre la N2 si è fatta attendere parecchio, per cui siamo giunti alla stazione solo pochi istanti prima che il bus partisse. Il viaggio è stato piacevole, ne abbiamo approfittato per dare un’occhiata ai villaggi che abbiamo attraversato.

Siamo arrivati a Córdoba dopo poco meno di tre ore, e siamo stati accolti da un sole molto forte. Ci siamo incamminati per raggiungere l’Hotel Boston, situato in Calle Málaga. Abbiamo percorso Avenida de los Mozárabes, fino ad arrivare al confine tra i Jardines de la Agricultura e i Jardines de la Victoria. Seguendo le indicazioni di un gentile signore, abbiamo preso Avenida Ronda de los Tejares, per poi svoltare in Calle Cruz Conde, fino a giungere in Plaza de las Tendillas, da cui parte proprio Calle Málaga. Saliti alla reception, abbiamo fatto il check-in e abbiamo preso possesso della stanza, piccola ma molto confortevole.

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Cordoba, Plaza de las Tendillas

Dopo qualche minuto di riposo siamo usciti per cominciare l’esplorazione della città. Abbiamo fatto il giro dell’ampia e spaziosa Plaza de las Tendillas, con la sua statua, le sue fontane e i suoi locali. Abbiamo quindi percorso Calle Jesús María, abbiamo svoltato in Calle Alta de Santa Ana fino a giungere al Museo Arqueológico, situato in Plaza de Jerónimo Páez. Purtroppo, siamo arrivati poco dopo l’orario di chiusura, per cui abbiamo proseguito la passeggiata nelle vie del quartiere, apprezzando le case imbiancate a calce e i bei patio che le porte d’ingresso lasciate aperte lasciavano intravedere. Siamo quindi giunti in Calle Cardenal González: il caldo era davvero forte, per cui ci siamo fermati qualche minuto in un bar per mangiare una granita al limone.

Proseguendo per la via, ci siamo imbattuti nelle mura della Mezquita, la grande cattedrale di Córdoba, edificata su una precedente moschea che, a sua volta, era stata costruita su una chiesa.

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Cordoba, Mezquita

Abbiamo deciso di dedicare il resto del pomeriggio alla visita della Mezquita. Da una porta situata in Calle Magistral González Francés, siamo entrati nel Patio de los Naranjos, il vasto cortile della cattedrale, costellato di aranci e dotato di una suggestiva fontana. Il patio brulicava di turisti, attirati dalla bellezza del sito.

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Cordoba, Mezquita, Patio de los Naranjos

Abbiamo acquistato i biglietti e siamo entrati in chiesa. I nostri occhi sono stati subito colpiti dagli innumerevoli archi di marmo bianco e rosso e dalla foresta di colonne che li sorreggono. L’effetto ottico è al contempo meraviglioso e straniante.

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Cordoba, Mezquita

La cattedrale è immensa e meravigliosa in ogni suo aspetto: visitandola abbiamo potuto ammirare il mihrab dell’antica moschea, le cappelle laterali, la cappella maggiore, le volte e il tesoro, che raccoglie vari oggetti di culto. Dopo aver visto tutto, abbiamo camminato a lungo fra gli archi e le colonne, tanto era bella la sensazione che ne derivava, considerando che c’era sempre meno gente visto l’avvicinarsi dell’orario di chiusura.

Usciti dalla cattedrale, ci siamo riposati alcuni minuti nel Patio de los Naranjos, dopodiché abbiamo fatto una passeggiata nella Judería, l’ex quartiere ebraico. Anche qui, siamo rimasti incantanti dalle case bianche e dai patio decorati.

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Cordoba, un patio

Prendendo Calle Manríquez e poi Calle Tomás Conde, siamo arrivati fino all’Alcázar de los Reyes Cristianos, il castello residenziale dei re Ferdinando e Isabella. Abbiamo preso nota della fascia oraria mattutina di ingresso gratuito e abbiamo proseguito la nostra rilassata passeggiata nella Judería.

Giunta l’ora di cena, ci siamo recati al ristorante Casa Mazal, indicato dalla nostra guida come uno dei migliori di Córdoba. Il locale è situato in Calle Tomás Conde ed è specializzato in cucina sefardita. Siamo stati accolti da una cameriera italiana, che ci ha fatto accomodare in un tavolino nel bel patio del ristorante, decorato con piante e fiori. Come antipasto abbiamo ordinato dei falafel, come portate principali, invece, riso con lenticchie e cipolle caramellate e riso all’anatra e funghi. La cena è stata ottima, c’è stato un ottimo equilibrio tra sapori delicati e speziati.

Usciti dal ristorante, siamo tornati nella zona della Mezquita, da lì abbiamo percorso Calle Céspedes, Calle Blanco Belmonte e poi Calle Jesús María, arrivando al nostro albergo, dove abbiamo concluso la prima giornata in quel di Córdoba.

Giovedì 27 agosto: Ci siamo svegliati presto e ci siamo recati nella zona dell’Alcázar de los Reyes Cristianos. Ci siamo fermati al Café Bar Metropoly di Avenida Dr. Fleming e abbiamo fatto colazione con caffè e una palmera al cioccolato, un dolce di pasta sfoglia tipico della zona. Abbiamo poi iniziato la visita dell’Alcázar, iniziando dalla torre di osservazione, dalla quale si ha una bellissima vista della città, e dalle sale interne, che ospitano magnifici mosaici. Siamo poi passati alla parte più suggestiva del complesso, cioè i giardini, nei quali vi sono vasche, laghetti con pesci, piante, fiori, siepi, statue e vialetti: è stato molto piacevole trascorrere un po’ di tempo passeggiando senza fretta, approfittando del clima non troppo caldo della prima mattina.

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Cordoba, Alcazar de los Reyes Cristianos

Usciti dall’Alcázar, ci siamo recati al Museo Arqueológico, che non avevamo potuto visitare il giorno prima. Le varie sale ospitano reperti legati alla storia di Córdoba e alle culture che si sono susseguite nella zona. Al piano seminterrato è possibile osservare gli scavi archeologici del teatro romano sopra il quale è stato costruito l’edificio.

Terminata la visita, ci siamo diretti verso la zona del nostro albergo. Abbiamo visto la facciata della chiesa di San Miguel, per poi spostarci in Plaza de Colón, dove abbiamo comprato, presso il supermercato Dia, pane, formaggio e prosciutto. Siamo quindi rientrati in hotel, dove abbiamo pranzato e ci siamo dedicati a una tradizionale siesta andalusa.

Verso le cinque, siamo usciti e, percorrendo Calle Conde de Gondomar e Calle Concepción siamo giunti al Mausoleo Romano, un monumento funerario dalla pianta circolare. Da lì, abbiamo preso Paseo de la Victoria, percorrendo poi il bel viale pedonale che costeggia le mura e osservando il monumento ad Averroè. Abbiamo proseguito la passeggiata e siamo arrivati all’Avenida del Alcázar, il lungo viale che costeggia il fiume Guadalquivir. Abbiamo potuto ammirare la Noria de la Albolafia, un antico mulino, e il bel Puente Romano, sul quale abbiamo passeggiato alcuni minuti, approfittandone per fare qualche foto. Abbiamo anche osservato da lontano la Torre de la Calahorra, posta all’estremità sud del ponte.

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Cordoba, Puente Romano

Ci siamo quindi recati all’ufficio turistico principale, situato in Plaza del Triunfo, dove abbiamo acquistato i biglietti per il pullman che porta al sito archeologico di Madinat al-Zahra’, la residenza califfale risalente al X secolo, situata cinque chilometri a ovest di Córdoba. Non vi è infatti alcun mezzo di linea che porta al sito. Abbiamo prenotato i posti per il bus della mattina successiva alle 10.15. Percorrendo poi Calle Cardenal González e Calle Lucano, siamo giunti in Plaza del Potro, famosa per essere stata citata da Cervantes nel Don Chisciotte. Ci siamo quindi spostati alla vicina e grandissima Plaza de la Corredera, completamente circondata da palazzi dotati di porticati. Abbiamo proseguito la nostra passeggiata visitando i resti del Tempio Romano.

Siamo poi rientrati in albergo per cenare con il tipico gazpacho andaluso, una sorta di zuppa fredda a base di pomodoro, cipolla e cetrioli.

Venerdì 28 agosto: Come il giorno precedente, ci siamo svegliati e siamo andati fare nuovamente colazione alla Café Bar Metropoly, stavolta ordinando caffè, tostadas al pomodoro e succo d’arancia. Spostandoci di poco, abbiamo poi visitato, approfittando dell’orario di ingresso gratuito, i Baños del Alcázar Califal, luogo in cui i califfi di Córdoba si dedicavano alla cura del proprio corpo, tenevano riunioni e, talvolta, uccidevano i propri oppositori. Usciti dai bagni, abbiamo percorso Calle Tomás Conde e Calle de los Judíos, giungendo alla Sinagoga, non più in uso come luogo di culto (dal 1492) ma ancora ricca di decorazioni e fascino.

Siamo poi andati in Paseo de la Victoria, di fronte all’Ospedale della Croce Rossa, dove abbiamo atteso il pullman giallo per Madinat al-Zahra’, che è arrivato puntuale. In circa quindici minuti siamo giunti al centro visitatori, che è posto qualche centinaio di metri più in basso rispetto al sito archeologico vero e proprio, situato su una collina. Per raggiungerlo, infatti, abbiamo dovuto prendere l’autobus navetta. Una volta arrivati, abbiamo cominciato, sotto un forte sole, la visita dei resti degli ambienti privati, destinati a fungere da abitazioni, e quelli pubblici, riservati alla vita politica e ai vari servizi del califfato. Purtroppo, uno degli ambienti più belli, il salone di Abd al-Rahman III, era chiuso per lavori. Presso il sito si sta ancora scavando, quindi è probabile che molto altro ancora verrà alla luce nei prossimi anni.

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Cordoba, Madinat al-Zahra’

Terminata l’esplorazione del sito, abbiamo preso la navetta e siamo tornati al centro visitatori. Qui, abbiamo potuto visitare il museo dedicato alla storia di Madinat al-Zahra’, raccontata attraverso l’esposizione di oggetti rinvenuti durante gli scavi.

Siamo quindi usciti dal centro e, all’orario pattuito, il pullman giallo è ripartito alla volta di Córdoba. Siamo rientrati in albergo per pranzare e riposare fino a metà pomeriggio. Quando siamo nuovamente usciti, il caldo era ancora fortissimo, il termometro indicava infatti 43 gradi. Abbiamo fatto una passeggiata rilassata fino alla Mezquita, sostando qualche minuto nel bel Patio de los Naranjos, che offre sempre un’atmosfera rilassante. Siamo poi entrati in qualche negozietto della Judería alla ricerca di una calamita da frigorifero e di alcuni souvenir.

Cominciando a sentire fame, siamo andati al Bar Santos di Calle Magistral González Francés, raccomandato dalla nostra guida per la eccezionale tortilla di patate preparata dal titolare del locale. Abbiamo quindi ordinato due fette di tortilla, accompagnate da birra e da un bicchiere di fino, il nome andaluso dello sherry. La tortilla era effettivamente buonissima, siamo stati molto contenti di averla assaggiata. Sulle pareti del locale, molti articoli di giornale incorniciati celebrano la qualità della tortilla preparata dal signor Santos. Volendo proseguire la serata gustando altre tapas, abbiamo deciso di provare altri locali consigliati dalla Lonely Planet. Siamo stati prima al Delorean Bar de Tapas, situato in Calle Alfonso XIII, e poi alla Taberna Sociedad de Plateros in Calle de San Francisco: purtroppo, entrambi i locali erano chiusi per ferie. Delusi, abbiamo quindi fatto ritorno al Bar Santos, dove abbiamo ordinato carne di manzo al sugo di pomodoro con patate e una porzione di salmorejo cordobés, una specialità locale a base di pomodoro frullato. Siamo rimasti molto soddisfatti anche di questo secondo assaggio, che ha confermato la grande qualità dei cibi serviti dal locale.

Con la pancia piena e il sorriso sulle labbra, abbiamo camminato lentamente fino a Plaza de las Tendillas: in un bar della piazza abbiamo preso una granita artigianale al limone, che abbiamo sorseggiato su una panchina nei pressi della fontana. Siamo poi saliti in albergo, concludendo così l’ultima giornata piena a Córdoba.

Sabato 29 agosto: Ci siamo svegliati con calma, abbiamo saldato il conto della stanza e ci siamo recati alla stazione degli autobus: alle 10.30 sarebbe infatti partito il nostro pullman per Siviglia. Abbiamo acquistato i biglietti e, avendo un po’ di tempo prima della partenza, abbiamo fatto colazione al bar della stazione con caffè e tostadas al pomodoro e prosciutto. Il viaggio è stato tranquillo e piacevole, e siamo giunti a Siviglia poco prima dell’una.

Usciti dalla stazione di Plaza des Armas, abbiamo subito percepito un clima più umido e afoso rispetto al caldo secco di Córdoba. Ci siamo quindi diretti verso l’Hostal Museo, fortunatamente situato vicino alla stazione. Abbiamo percorso Calle Marqués de Paradas, abbiamo svoltato in Calle Alfonso XII e poi in Calle Abad Gordillo, la tranquilla via del nostro albergo. Il patio coperto dell’hotel ci è subito sembrato molto carino. Siamo stati accolti da un addetto, con il quale abbiamo fatto il check-in. Siamo quindi saliti nella camera assegnataci, molto bella, ampia e confortevole. Abbiamo sistemato i bagagli, ci siamo riposati un po’ e poi siamo usciti per iniziare l’esplorazione della città.

La prima tappa è stata il Museo de Bellas Artes, situato in Plaza del Museo, a brevissima distanza dal nostro albergo. Essendo arrivati a ridosso dell’orario di chiusura, abbiamo purtroppo potuto visitare solo il piano terra del museo: siamo comunque riusciti ad ammirare bellissimi dipinti di artisti sivigliani, soprattutto a tema religioso.

Usciti, siamo tornati nella zona della stazione, decidendo di andare a visitare il Conjunto Monumental de la Cartuja, un ex monastero che ora ospita il Centro Andaluz de Arte Contemporáneo. Per arrivarci, abbiamo attraversato il ramo secondario del Guadalquivir percorrendo Paseo de la Cartuja e arrivando sull’Isla de la Cartuja. La visita al Conjunto ci ha delusi. Da un lato, l’unione tra i vecchi edifici del monastero e quelli della fabbrica di ceramica costruita nell’ottocento in spazi adiacenti ha creato un’atmosfera un po’ lugubre. Dall’altro, le opere di arte contemporanea esposte non hanno incontrato il nostro gradimento.

Siamo quindi velocente ritornati sui nostri passi, incamminandoci poi sul lungofiume. Ci siamo fermati in un minimarket a prendere dell’acqua, il caldo e l’umidità erano davvero forti e sfiancanti. Siamo passati di fianco alla Plaza de Toros, fino a giungere poi alla Torre del Oro, anticamente utilizzata come posto d’osservazione e come magazzino per le merci provenienti dall’America.

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Siviglia, Triana e Rio Guadalquivir

Ci siamo riposati qualche minuto su una panchina, dopodiché ci siamo diretti verso il centro percorrendo Calle Almirante Lobo e arrivando fino alla Plaza Puerta de Jerez, al centro della quale vi è una bella fontana.

Abbiamo poi preso Avenida de la Constitución e, passando davanti al palazzo dell’Archivo de Indias, siamo giunti fino alla Cattedrale, che ci ha accolti con la sua maestosità.

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Siviglia, Cattedrale

Essendo terminato l’orario delle visite, abbiamo passeggiato lungo il perimetro della chiesa per apprezzarne la struttura e le decorazioni: spicca per bellezza la famosa torre campanaria, la Giralda.

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Siviglia, Cattedrale, Giralda

Attraverso una galleria di negozi, siamo giunti nella graziosa Plaza del Cabildo, di pianta semicircolare, dotata di bellissimi porticati.

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Siviglia, Plaza del Cabildo

Abbiamo proseguito la nostra passeggiata per le vie del centro, prendendoci il tempo per ammirare quello che vedevamo intorno a noi. Passando per Calle Hernando Colón, Plaza Nueva, Calle Méndez Nuñez, Calle San Pablo e Calle Reyes Católicos, siamo ritornati sul lungofiume e ci siamo fermati al supermercato Mas, situato in Calle Arjona, per acquistare bevande rinfrescanti, panini per la cena e biscotti.

Siamo quindi rientrati in albergo, davvero sfiancati dal caldo opprimente, e abbiamo dedicato il resto della serata al riposo.

Domenica 30 agosto: Dopo aver fatto colazione in albergo, ci siamo incamminati lungo Calle Alfonso XII e poi abbiamo svoltato in Calle Sierpes, una delle vie pedonali più famose di Siviglia, che ospita diversi negozi di artigianato locale. Siamo quindi arrivati alla Cattedrale, presso la quale abbiamo partecipato alla messa.

Abbiamo poi deciso di visitare l’Alcázar, il palazzo reale che unisce in maniera armonica una grande varietà di stili. Abbiamo cominciato la visita da una sala laterale presso la quale vi è una bella esposizione di ventagli, dopodiché siamo passati nel fulcro dell’Alcázar, cioè il Palacio de Don Pedro. Il palazzo racchiude magnifici ambienti come il Patio de las Doncellas e il Patio de las Muñecas, entrambi decorati con stupendi mosaici e stucchi. Anche le stanze intorno ai due patio sono riccamente abbellite con archi e piastrelle colorate.

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Siviglia, Alcazar

Ci siamo poi spostati nei Salones de Carlos V, che ospitano diversi dipinti di artisti andalusi. Dai Salones abbiamo potuto prendere la Galería del Grutesco, un camminamento sopraelevato e coperto che si allunga all’interno dei giardini, che abbiamo visitato una volta scesi dalla galleria.

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Siviglia, Alcazar, Galeria del Grutesco

Bellissimi vialetti si snodano intorno alle aiuole. I punti di incrocio fra i vialetti stessi ospitano spesso fontanelle e vasche. Siamo entrati nel labirinto di siepi e poi abbiamo proseguito la passeggiata con ritmo rilassato, osservando, tra le altre cose, anche una famiglia di pavoni.

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Siviglia, Alcazar

Siamo poi usciti, assolutamente soddisfatti della visita, che ci ha regalato spettacoli magnifici. Essendosi fatta ormai ora di pranzo, abbiamo consultato la Lonely Planet per trovare un locale dove mangiare. Abbiamo scelto la Bodega Santa Cruz situata in Calle Rodrigo Caro, nei pressi della Cattedrale. Il locale era molto affollato, per cui abbiamo dovuto metterci a uno dei tavolini all’esterno e mangiare in piedi. Abbiamo ordinato tortilla, calamari con patate fritte e vitello alla Jiménez, anch’esso servito con patate. Il pasto è stato molto buono, del resto il forte numero di avventori costituiva già una garanzia di soddisfazione.

Ristorati dal pasto, abbiamo ripreso la visita della città, arrivando alla Plaza Puerta de Jerez e prendendo da lì Avenida de Roma, che ci ha condotti sul lungofiume. Abbiamo percorso Paseo de las Delicias per poi svoltare in Avenida María Luisa. Siamo quindi entrati nel Parque María Luisa, giungendo infine alla nostra meta pomeridiana, la magnifica e suggestiva Plaza de España. La piazza, dalla forma semicircolare, costruita in occasione della Espozione Iberoamericana del 1929, è abbellita da fontane, ponticelli e canali. Vi sono inoltre stupendi mosaici di piastrelle colorate, rappresentanti le varie provincie spagnole e le rispettive peculiarità. Mentre stavamo girando per la piazza ha cominciato a piovere, per cui ci siamo rifugiati sotto i porticati. Per fortuna la pioggia è stata di breve durata, il che ci ha permesso di terminare la nostra esplorazione in tranquillità.

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Siviglia, Plaza de Espana

Siamo poi tornati sul lungofiume, con l’intenzione di fare un po’ di spesa al supermercato Mas nel quale eravamo stati il giorno prima. Purtroppo lo abbiamo trovato chiuso, un ragazzo ci ha però indicato un Carrefour aperto nel quartiere di Triana. Abbiamo quindi attraversato il fiume percorrendo il Puente del Santísimo Cristo de la Expiración, per poi svoltare in Ronda de Triana, dove abbiamo trovato il supermercato. Abbiamo acquistato bevande, panini e frutta per la cena, dopodiché siamo tornati in albergo, provati dalle camminate, dal caldo e dall’umidità.

Lunedì 31 agosto: Abbiamo fatto colazione in albergo, abbiamo saldato il conto e siamo usciti, lasciando la valigia alla reception: saremmo infatti passati a recuperarla nel pomeriggio. Il cielo era nuvoloso e la temperatura già alta. Siamo andati a vedere il vicino Metropol Parasol, situato in Plaza de la Encarnación. Si tratta di una struttura in legno dipinta di bianco a forma di fungo, che copre buona parte della piazza. Il Metropol Parasol è anche dotato di due aree: una sopraelevata dove vi sono alcuni bar, un’altra, al livello della piazza, che ospita un mercato. La struttura probabilmente non incontrerà il gradimento di tutti, ma è sicuramente particolare e affascinante.

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Siviglia, Metropol Parasol

Siamo quindi andati a fare una seconda colazione alla Confitería La Campana, situata all’angolo tra Calle Sierpes e Calle Martín Villa e indicata dalla nostra guida come la panetteria più famosa di Siviglia. Abbiamo ordinato delle paste alla crema e cioccolato, caffè e horchata de chufa, tutto molto buono.

Siamo poi andati alla Cattedrale per poterla visitare. Abbiamo cominciato dal piccolo museo situato subito dopo la biglietteria: sono raccolti diversi dipinti di artisti sivigliani a tema religioso. Passando all’interno della chiesa, abbiamo prima fatto un giro lungo il perimetro della Cattedrale, dando un’occhiata alle varie cappelle, poi abbiamo visitato la bellissima Capilla Mayor, con il suo imponente retablo gotico. Abbiamo osservato la Tomba di Cristoforo Colombo, dopodiché siamo entrati nella Sacristía Mayor e nella Sacristía de los Cálices, dove sono raccolti oggetti religiosi e dipinti. Come ultimo ambiente interno, abbiamo visitato il Cabildo, la sala in cui si tenevano le riunioni ecclesiastiche.

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Siviglia, Cattedrale, Tomba di Cristoforo Colombo

Siamo poi usciti dalla chiesa, giungendo nel Patio de los Naranjos: come nella Mezquita di Córdoba, si tratta del cortile della moschea sui resti della quale è stata edificata la Cattedrale. Ci siamo riposati qualche minuto, dopodiché siamo rientrati in chiesa e abbiamo affrontato la lunga e faticosa salita alla Giralda, il campanile. Abbiamo infatti dovuto affrontare trentacinque rampe per arrivare in cima. La vista sulla città di cui abbiamo potuto godere ci ha però ripagato di ogni sforzo.

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Siviglia, vista dalla Giralda

Una volta scesi dal campanile, siamo usciti dalla cattedrale, soddisfatti della visita, e siamo andati a pranzare al Patio San Eloy di Calle Mateos Gago. Come antipasto, abbiamo ordinato un flamenquín, che è un involtino di carne di maiale e prosciutto crudo impanato e fritto, servito con patate fritte e salmorejo. Come portata principale abbiamo invece scelto la paella. Il pranzo è stato ottimo, come tutti quelli consumati durante la vacanza.

Usciti dal ristorante, siamo andati a visitare la Iglesia del Salvador, il cui ingresso era compreso nel biglietto della Cattedrale. Siamo stati nella chiesa e nell’annesso museo per una mezz’oretta, dopodiché siamo usciti e siamo tornati all’albergo per ritirare la valigia.

Ci siamo quindi spostati alla stazione degli autobus di Plaza des Armas, dove abbiamo preso l’autobus per l’aeroporto. Il bus ha fatto un ampio giro per raccogliere passeggeri, il che ci ha permesso di vedere alcune zone della città che non avevamo visitato.

Una volta arrivati all’aeroporto di Siviglia – San Pablo, abbiamo fatto il check-in, abbiamo superato il controlli di sicurezza e ci siamo messi in attesa della partenza per Madrid. Il volo è stato tranquillo e di breve durata, dopo meno di un’ora eravamo infatti giunti a destinazione. Abbiamo fatto due passi per l’area arrivi dell’aeroporto, dopodiché abbiamo mangiato qualcosa al McDonald’s. Terminato il pasto, abbiamo cercato di sistemarci al meglio per trascorrere la nottata. Dapprima ci siamo sdraiati, un po’ scomodamente, sulle panchine delle zone di attesa, poi ci siamo trasferiti sul morbido tappeto dell’area giochi per bambini, deserta a quell’ora.

Martedì 1 settembre: Ci siamo svegliati verso le sei, quando hanno cominciato ad arrivare i passeggeri dei primi voli del mattino. Abbiamo bevuto un caffè da McDonald’s, poi abbiamo aspettato l’imbarco. L’aereo è partito puntuale e siamo arrivati all’aeroporto di Milano Linate all’orario previsto. Recuperato il bagaglio, ci siamo diretti verso casa.

In conclusione, posso dire che l’Andalusia è ricca di bellissimi posti da visitare. Avevamo qualche perplessità circa il caldo che avremmo trovato, ma abbiamo sofferto un po’ solo a Siviglia, dove comunque c’era un clima non molto diverso da quello di una città come Milano in agosto.

Per quello che riguarda i giorni che abbiamo trascorso nelle diverse città, direi che a Granada e a Córdoba abbiamo dedicato sufficiente tempo, mentre sarebbe stato opportuno trascorrere un giorno in più sia a Málaga che a Siviglia: in questo modo avremmo potuto godere appieno delle città.

Prima della partenza avevamo preso in considerazione l’idea di noleggiare un’auto, visti i prezzi molto economici. Questa opzione sarebbe stata ideale se avessimo deciso di visitare anche zone di campagna e di montagna, essendoci invece limitati alle città viaggiare con gli autobus ALSA è stata la soluzione migliore.

I luoghi, le atmosfere e il cibo ci sono piaciuti moltissimo, per cui non escludo che in futuro potremo tornare in Andalusia, magari proprio per completare le visite di Málaga e Siviglia.

Cliccando qui, potete trovare le foto che abbiamo scattato durante la vacanza. Cliccando qui, invece, potete vedere il video.

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Una breve gita enogastronomica in Friuli – Trattoria Da Irma

Qualche tempo fa, la mia ragazza e io abbiamo deciso di andare in Friuli per cenare alla Trattoria Da Irma, situata a Ruscletto di San Vito di Fagagna, in provincia di Udine. La trattoria è specializzata in carne Chianina e ci era stata consigliata da alcuni conoscenti.

Siamo partiti in auto da Milano il venerdì poco dopo le 13, il viaggio è stato tranquillo e senza traffico. Intorno alle 17.30 siamo giunti all’Alloggio Agrituristico Casa Pellis di Ciconicco di Fagagna (UD), presso il quale avevamo prenotato una stanza. Siamo stati accolti dalla gentile titolare, abbiamo lasciato i bagagli in camera e siamo usciti per dare un’occhiata ai dintorni. L’incipiente buio non ha favorito la nostra passeggiata, per cui siamo andati al poco distante bar Angolo Blu per bere uno spritz, in attesa dell’ora di cena.

Siamo arrivati alla trattoria intorno alle 19.30. Siamo entrati nella zona bar e siamo stati accolti da Alberto, il titolare, che ha subito cominciato a preparare l’aperitivo. Ha infatti servito, a noi e agli altri ospiti, del prosciutto crudo toscano e dei grissini, accompagnati da un prosecco Valdobbiadene e da un Franciacorta. Ha anche illustrato le caratteristiche e l’origine dei prodotti serviti, cosa che avrebbe continuato a fare durante tutta la cena.

Terminato l’aperitivo, ci siamo spostati nella sala principale e ci siamo accomodati al tavolo, in attesa dell’inizio della degustazione: non vi è infatti un menù dal quale scegliere, il titolare si occupa personalmente del percorso culinario che viene proposto.

Una delle cameriere stava preparando una battuta di filetto, dimostrando grande abilità. Il titolare ci ha chiesto che cosa volessimo fare riguardo ai vini: abbiamo deciso di affidarci a lui, ci avrebbe fatto assaggiare diversi tipi di vino con l’avanzare delle portate.

La cena è iniziata appunto con la battuta di filetto, condita con solo olio di oliva per apprezzarne maggiormente il gusto e accompagnata da un bicchiere di Bolgheri DOC Barone Ricasoli del 2012. Le cameriere ci hanno poi servito, nell’ordine, del magatello, un crostino al nero di Chianina, del lardo, dello scamone e il cosiddetto “Tonno del Chianti“, che è fesa bollita.

E’ stato poi il turno della trippa, dello stinco e dei fagioli toscani, accompagnati stavolta da un bicchiere di Brolio Chianti Classico DOCG Riserva Barone Ricasoli del 2011. La degustazione è proseguita con l’assaggio di olio toscano, servito su crostini affumicati al legno di leccio, noce e quercia.

E’ arrivato quindi il momento della portata regina della serata, la fiorentina, accompagnata da patate al forno. Successivamente è stato servito anche del codone.

Ormai satolli, abbiamo saltato l’assaggio dei formaggi, concludendo la cena con del cioccolato fondente accompagnato da un bicchierino di Rhum Agricole Clément. Dopo aver salutato e ringraziato il titolare per la sua cortesia e per le sue spiegazioni, siamo tornati all’agriturismo, pienamente soddisfatti della cena.

La mattina successiva, ci siamo svegliati intorno alle dieci e siamo scesi in sala per la colazione. La titolare dell’agriturismo ci ha servito brioche, caffè, yogurt e succo di frutta. Finito di mangiare, abbiamo fatto il check-out e siamo ripartiti alla volta di Milano, dove siamo giunti nel primo pomeriggio.

In conclusione, mi sento assolutamente di consigliare la Trattoria Da Irma a tutti coloro a cui piace la carne. La Chianina che abbiamo avuto occasione di assaggiare era ottima e tenerissima, e tutti gli altri prodotti che sono stati serviti, dal prosciutto all’olio, dai vini al rum, erano di alta qualità. Da non dimenticare anche la cortesia e preparazione sia di Alberto, il titolare, sia delle cameriere.

Per chi visitasse Udine e i suoi dintorni, l’Alloggio Agrituristico Casa Pellis può essere senz’altro una buona base di partenza, le stanze sono comode e il personale cortese e disponibile.

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Amistani Guarda Venegazzù Prosecco DOC Spumante

Qualche tempo fa, sono stato invitato a cena a casa di un’amica. Mi sono presentato con una bottiglia di Amistani Guarda Venegazzù Prosecco DOC Spumante, da bere durante l’aperitivo.

Amistani Guarda Venegazzù Prosecco DOC

Questo Prosecco ha una gradazione alcolica pari a 11% Vol. ed è prodotto da Mionetto Spa di Valdobbiadene (TV) nella cantina di Crocetta del Montello (TV), come apprendiamo dall’etichetta.

La mia amica ha preparato olive ascolane, mozzarelle impanate, salatini e pizzette. Il Prosecco Amistani Guarda si è ben combinato con tutto e i commensali sono rimasti molto soddisfatti.

Posso sicuramente dire che comprerei di nuovo questo Prosecco Amistani Guarda, magari per provarlo con primi piatti leggeri o a tutto pasto.

English Text

Some time ago, a friend of mine invited me to a dinner at her house. I brought a bottle of Amistani Guarda Venegazzù Prosecco DOC Spumante, to drink during the aperitif.

This Prosecco has an alcohol content of 11% Vol. and it’s produced by Mionetto Spa from Valdobbiadene (TV) in the cellar of Crocetta del Montello (TV), as reported on the label.

My friend prepared olive all’ascolana, breaded mozzarella, pizza and cocktail-snacks. Prosecco Amistani Guarda well matched with everything that was served, and all the diners were very satisfied.

I would buy again this Prosecco Amistani Guarda, in order to try it with light first courses or during the whole meal.

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Vin Santo del Chianti Classico DOC Castello di Brolio 2005 – Barone Ricasoli

Qualche settimana fa, al termine di una cena, mia madre ha servito un plum cake fatto da lei. Lo abbiamo accompagnato con una bottiglia di Vin Santo del Chianti Classico DOC Castello di Brolio del 2005.

Vin Santo del Chianti Classico DOC Castello di Brolio 2005 – Barone Ricasoli

Questo Vin Santo ha una gradazione alcolica pari a 16% Vol. ed è prodotto da Barone Ricasoli Srl di Firenze nella cantina di Gaiole in Chianti (SI), come apprendiamo dall’etichetta.

Grazie alla sua moderata dolcezza e al suo aroma, il Vin Santo Castello di Brolio si è ben sposato con il plum cake, e alcuni giorni dopo, anche con una torta pere e cioccolato, sempre fatta da mia madre.

Mi sento senz’altro di consigliare questo Vin Santo a tutti gli estimatori di questa tipologia di vino.

English Text

Some weeks ago, at the end of a dinner, my mother served a homemade plum cake. We accompanied it with a bottle of Vin Santo del Chianti Classico DOC Castello di Brolio 2005.

This Vin Santo has an alcohol content of 16% Vol. and it is produced by Barone Ricasoli Srl from Firenze in the cellar of Gaiole in Chianti (SI).

Thanks to its moderate sweetness and to its aroma, the Vin Santo Castello di Brolio well combined with the plum cake and, some days later, with a pear and chocolate cake.

I would definitely reccomend this Vin Santo to everyone who loves this kind of wine.

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Südtirol Alto Adige Cabernet DOC 2012 – Cantina Produttori Bolzano

Lo scorso settembre, ho partecipato a una cena in famiglia a casa di mia madre. E’ stata l’occasione per aprire una bottiglia di Südtirol Alto Adige Cabernet del 2012.

Südtirol Alto Adige Cabernet DOC 2012 – Cantina Produttori Bolzano

Questo vino ha una gradazione alcolica pari a 13,5% Vol. ed è prodotto e imbottigliato dalla Cantina Produttori Bolzano di Bolzano, come riportato sull’etichetta.

Mia madre e mia cognata hanno preparato tagliatelle con i funghi e un arrosto di maiale. Questo Cabernet si è sposato perfettamente con entrambi i piatti, grazie al suo sapore al contempo deciso e delicato.

Sono stato contento di aver potuto assaggiare questo Cabernet, è stata un’ulteriore conferma della bontà dei vini dell’Alto Adige.

English Text

Last September, I attended a family dinner at my mother’s house. It was an opportunity to open a bottle of Südtirol Alto Adige Cabernet DOC 2012.

This wine has an alcohol content of 13,5% Vol. and it’s produced and bottled by Cantina Produttori Bolzano from Bolzano, as we learn from the label.

My mother and my sister-in-law prepared tagliatelle with mushrooms and a pork roast. This Cabernet perfectly matched with both dishes, thanks to its strong but delicate taste.

I was glad I could try this Cabernet, it confirmed the great quality of wines from Alto Adige.