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Repubblica di Cipro – Agosto 2013

Qualche giorno dopo aver prenotato l’aereo per Copenaghen, la mia ragazza e io abbiamo cominciato a pensare alla meta per la nostra vacanza prettamente “estiva”. Eravamo alla ricerca di una destinazione che potesse offrirci un bel mare, siti culturali e zone interessanti dal punto di vista naturalistico. Dopo qualche riflessione, la nostra attenzione si è concentrata sull’isola di Cipro.

Sono sempre stato appassionato di geografia, e da piccolo spesso passavo molto tempo sfogliando l’atlante, guardando le cartine degli stati e dei continenti, sognando di viaggiare e di visitare quei luoghi. Spesso capitava che i miei occhi si posassero su quest’isola del Mediterraneo, e quando ne leggevo il nome, Cipro, immaginavo un posto dal mare limpido e dalle ampie aree verdi e fresche: si può dire quindi che Cipro fosse nella mia testa già da molto tempo. Inoltre, nei mesi scorsi la mia fidanzata ha conosciuto una ragazza cipriota, che le ha parlato delle bellezze del suo paese. Ci siamo quindi messi su internet per valutare voli e alberghi. Purtroppo, abbiamo dovuto constatare che i prezzi erano troppo alti per le nostre tasche, per cui abbiamo cominciato a considerare anche altre mete più economiche, ad esempio Malta, Creta e Rodi: vedendo però che nessuno di questi luoghi ci convinceva completamente, abbiamo rinviato la decisione ai giorni successivi, in modo da avere ancora tempo per prendere in esame le diverse soluzioni. Quando, circa un mese dopo, abbiamo ricontrollato i prezzi, con nostra grande sorpresa abbiamo appreso che i prezzi di voli e alberghi per Cipro erano diminuiti, diventando compatibili con le nostre disponibilità economiche.

Abbiamo quindi cominciato a informarci maggiormente sull’isola: essendo abbastanza grande (la terza del Mediterraneo per superficie), era importante capire quali fossero i luoghi che potessero risultare più interessanti per noi. La prima decisione è stata quella di limitare la nostra vacanza alla Repubblica di Cipro, che fa parte dell’Unione Europea, e di non recarci nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, la parte dell’isola occupata dalla Turchia nel 1974.

La bandiera della Repubblica di Cipro

Per la scelta del luogo dove soggiornare, invece, abbiamo consultato alcuni siti internet, come Visitcyprus, che ci hanno permesso di individuare in Pafos il posto in cui prenotare l’albergo, data la sua vicinanza a siti archeologici molto importanti, a spiagge con mare cristallino e a zone di natura incontaminata. Una volta stabiliti questi punti, ci siamo occupati delle prenotazioni. Per il volo abbiamo scelto Ryanair: partenza da Bergamo Orio al Serio sabato 17 agosto alle 19.45 e ritorno da Pafos sabato 24 agosto alle 16.15. Per l’albergo, invece, abbiamo cercato su Booking.com: abbiamo prenotato una camera doppia presso l’Axiothea Hotel, un albergo a conduzione familiare situato nella zona alta di Pafos, Ktima, in Ivis Malioti Street. Il passo successivo è stato andare in libreria e acquistare una guida: ve ne erano diverse, alla fine abbiamo scelto quella della Lonely Planet, scritta da Josephine Quintero e da Matthew Charles, che era la più aggiornata e ci è sembrata quella più completa e autorevole. La mia ragazza si è anche recata all’Ente nazionale per il turismo di Cipro, situato a Milano in via Solari 13: una gentilissima addetta le ha fornito diverso materiale informativo.

Avevo anche pensato di affittare un’automobile, e la mia idea aveva avuto un’ulteriore spinta quando, controllando sui vari siti di autonoleggio, avevo visto che i prezzi per l’affitto di un’utilitaria per una settimana erano veramente bassi. Purtroppo, iniziando a leggere la Lonely Planet, ho scoperto che Cipro, da brava ex colonia britannica, adotta la guida a sinistra. Non avendo esperienza con questo tipo di guida, dopo lunghi momenti di riflessione, ho deciso di abbandonare l’idea di noleggiare l’auto: non mi sarei sentito molto a mio agio, e a quel punto la vacanza non sarebbe stata più tale.

Abbiamo dovuto quindi organizzarci in maniera diversa, per cercare di visitare i luoghi più interessanti della Repubblica di Cipro anche senza un mezzo di trasporto proprio a disposizione. La Lonely Planet è stata in questo senso un primo aiuto: nella sezione Trasporti, infatti, abbiamo trovato le indicazioni dei siti internet delle aziende di trasporto pubblico dei quattro distretti in cui è diviso lo Stato (Pafos, Larnaca, Limassol e Nicosia). Abbiamo perciò consultato la pagina della OSYPA, l’azienda del distretto di Pafos, dove abbiamo potuto trovare gli orari e i percorsi delle diverse linee di autobus: siamo quindi riusciti a capire con quali mezzi raggiungere il centro di Pafos (Kato Pafos) partendo dal nostro albergo e come recarci in alcuni interessanti luoghi del distretto partendo dalla stazione degli autobus del porto, la Harbour Station. Inoltre, sempre grazie alla Lonely Planet, abbiamo consultato il sito della società Intercity Buses, che si occupa di collegare fra loro le quattro principali città della Repubblica di Cipro: abbiamo così preso nota degli orari dei pullman per raggiungere Nicosia, Larnaca e Limassol partendo dalla stazione Karavella a Ktima, poco distante dal nostro hotel.

Molte località interessanti rimanevano tuttavia ancora scoperte, trovandosi al di fuori delle rotte percorse dagli autobus. La soluzione ci è stata fornita dal sito della OSYPA, sul quale abbiamo trovato il link alla pagina web di Ruslan Travel, un’agenzia di Pafos che si occupa di organizzare escursioni giornaliere nelle zone più caratteristiche della Repubblica di Cipro. Ci siamo messi in contatto con loro tramite email, chiedendo di prenotare tre delle escursioni presentate sul sito, una per lunedì 19 (Monti Troodos), una per martedì 20 (Penisola di Akamas) e una per venerdì 23 (Bagni di Afrodite). Il personale ci ha risposto prontamente, indicandoci orari e punti di ritrovo per ciascuna delle escursioni e avvisandoci che avremmo potuto pagare il costo delle gite direttamente sul pullman. Avendo raccolto tutte le informazioni necessarie, abbiamo stilato un programma di quello che avremmo fatto giorno per giorno, ma lasciando anche spazio per l’improvvisazione. Siamo stati comunque costretti a escludere alcune località che avremmo voluto visitare, come la città di Larnaca e il sito archeologico di Antica Kourion, situato nella penisola di Akrotiri, nel distretto di Limassol. Come ultima cosa da organizzare abbiamo pensato al taxi: considerando l’orario del nostro arrivo all’aeroporto di Pafos, le 23.45, non avremmo più trovato autobus diretti a Ktima. Abbiamo perciò prenotato il trasferimento al costo di 25 euro tramite l’azienda Aphrodite Taxi, suggeritaci dal personale dell’Axiothea Hotel: un autista ci avrebbe aspettato nella zona degli arrivi con un cartello indicante il nostro nome.

Nei restanti giorni prima della partenza abbiamo proseguito la lettura della guida, che ci è sembrata molto completa e accurata e ci ha permesso di farci un’idea di quello che avremmo trovato durante la nostra vacanza.

Sabato 17 agosto 2013: Nel pomeriggio, dopo aver finito di preparare le valigie, abbiamo preso la metropolitana per raggiungere la stazione Centrale di Milano, da dove partono i pullman per l’aeroporto di Orio al Serio. Poiché i prezzi dei vari vettori erano pressoché identici, abbiamo scelto Terravision, dato che mi ero già servito di loro per i trasferimenti da e per l’aeroporto di Londra Stansted alcuni anni fa. Il viaggio è stato tranquillo e fortunatamente senza traffico, avevamo comunque un certo anticipo sull’orario di partenza del volo proprio per evitare qualsiasi inconveniente.
Giunti all’aeroporto, abbiamo lasciato il bagaglio da stiva al banco del check-in e abbiamo superato i controlli di sicurezza e dei documenti: la Repubblica di Cipro, infatti, pur essendo membro dell’Unione Europea, non fa parte dei paesi che hanno siglato gli accordi di Schengen. Una volta raggiunto il gate, ci siamo messi pazientemente in attesa dell’inizio delle operazioni di imbarco, ingannando il tempo leggendo la guida, bevendo un caffè e acquistando qualcosa da mangiare durante il volo. L’aereo, quasi al completo, è partito in orario: il viaggio è stato piacevole, siamo arrivati anche qualche minuto in anticipo.
Recuperata la valigia, siamo usciti dall’area arrivi e, come previsto, abbiamo trovato l’autista di Aphrodite Taxi ad aspettarci seduto al tavolino di un bar. Essendo buio, durante il tragitto dall’aeroporto all’albergo non abbiamo avuto modo di capire come fosse il paesaggio circostante: quello che abbiamo subito percepito è stato invece il grande caldo.
Arrivati all’hotel dopo circa un quarto d’ora di viaggio, siamo stati accolti molto gentilmente dal proprietario, il signor Andreas Georgiou, che ci ha offerto una bottiglia d’acqua minerale e ci ha consegnato le chiavi della nostra stanza, situata al quarto piano. Ci siamo sistemati nella stanza, piccola ma confortevole; il balcone, dotato di due sedie e di un tavolino, offriva una vista su Pafos, illuminata dalle luci notturne e dal faro sulla costa. Stanchi per il lungo viaggio aereo, ci siamo messi a dormire, accendendo il condizionatore: poco dopo, però, siamo stati costretti a spegnerlo, a causa della sua rumorosità, preferendo aprire la finestra.

Domenica 18 agosto 2013: Ci siamo svegliati intorno alle otto e, dopo esserci preparati, siamo scesi nella hall per fare colazione. Sopra un lungo tavolo erano disposti pane, latte, yogurt greco, marmellata, miele, frutta, formaggio, salumi e altro ancora: abbiamo mangiato un po’ di tutto, incuriositi soprattutto dal tipico formaggio cipriota, l’halloumi, di cui avevamo letto sulla guida.
Una volta finito, siamo usciti dall’albergo e abbiamo cominciato a passeggiare per le vie di Ktima in direzione della stazione degli autobus Karavella: i negozi erano tutti chiusi, essendo domenica, e in giro c’erano pochissime persone. Dopo qualche iniziale difficoltà di orientamento, siamo giunti alla stazione, dove abbiamo preso l’autobus 618 per recarci nella parte bassa e centrale della città, Kato Pafos. Siamo scesi al capolinea, la Harbour Station, che abbiamo subito capito essere il punto nevralgico del sistema di trasporto pubblico di Pafos. Vi era infatti tantissima gente che attendeva di partire o che, come noi, era appena arrivata in centro: abbiamo anche visto all’opera alcune dipendenti di Ruslan Travel, l’agenzia presso la quale avevamo prenotato le escursioni, intente a distribuire volantini ai turisti (per la stragrande maggioranza russi e inglesi) e a informarli sulle loro attività.
Ci siamo quindi diretti verso l’ingresso del Sito Archeologico di Pafos, che si trova a pochi passi dalla stazione: una targa ricorda il momento del riconoscimento del sito come patrimonio dell’Unesco. Una volta entrati, abbiamo iniziato la visita dell’area, cominciando dalla casa di Dioniso, dalla villa di Teseo e dalla casa di Aion, che ospitano bellissimi mosaici.

Un mosaico del Sito Archeologico di Pafos

Faceva molto caldo, il che rendeva faticoso camminare: qualche giorno dopo avremmo scoperto che proprio domenica 18 si erano fatte registrare a Cipro le temperature più alte dall’inizio dell’anno. Sul sentiero che conduceva ai successivi punti d’interesse, abbiamo trovato un piccolo edificio che ospitava distributori automatici di bevande e altri generi di conforto: mai sosta fu più necessaria, stavamo facendo fatica ad abituarci al caldo e qualche minuto di riposo all’ombra bevendo acqua fresca ci ha fatto molto bene. Rinfrancati, abbiamo ripreso l’esplorazione; ci siamo diretti dapprima all’Odeon, parzialmente ricostruito, per poi arrivare ai resti della fortezza delle Seranta Kolones e ad alcune catacombe. Avendo completato il giro del sito archeologico, abbiamo fatto un’ulteriore sosta su una panchina all’ombra di alcuni alberi prima di avviarci verso l’uscita: il caldo col passare delle ore si era fatto ancora più forte.
Una volta fuori, abbiamo fatto una passeggiata sul lungomare per giungere al Castello di Pafos, di forma cubica. Abbiamo deciso di pagare il biglietto per visitare l’interno, ma è stata una scelta di cui ci siamo pentiti, dato che non c’era molto da vedere; solo il tetto del Castello offriva una discreta visuale sul mare e sulle zone circostanti della città.
Successivamente, siamo andati a visitare la catacomba cristiana di Agia Solomoni, segnalata da un grande albero alle cui fronde sono appesi tantissimi panni votivi, e la tomba rupestre di Agios Lambrianos, situate entrambe in Leoforos Apostolou Pavlou.
Essendosi fatta ormai ora di pranzo, abbiamo consultato la nostra Lonely Planet per trovare un posto dove mangiare. La scelta è ricaduta su Kyra Frosini, un ristorante poco distante, situato in Pafias Afroditis. I titolari ci hanno accolto molto calorosamente e ci hanno condotto nel bellissimo cortile interno, facendoci accomodare a un tavolino posto sotto un pergolato. Abbiamo ordinato pollo all’ateniese, preparato con pasta fillo e feta, e un souvlaki di maiale, servito con la pita, il classico pane greco, patate fritte, peperoni e pomodori.
Il pranzo è stato ottimo, abbiamo ringraziato e fatto i complimenti ai proprietari e siamo usciti dal ristorante dirigendoci nuovamente alla stazione degli autobus del porto. Lì abbiamo atteso l’arrivo dell’autobus 631, che ci avrebbe portato a Petra Tou Romiou (Scoglio del Greco), una delle località più famose della Repubblica di Cipro: si tratta di una grande roccia posta su una piccola ma graziosa spiaggia, e la leggenda vuole che Afrodite sia emersa in questo luogo per recarsi a un incontro amoroso. Il viaggio in autobus è durato una quarantina di minuti, durante i quali abbiamo osservato curiosi il paesaggio dei dintorni di Pafos. Giunti alla spiaggia, abbastanza affollata, abbiamo trovato posto nella zona del faraglione: lo scenario è molto suggestivo, per via dell’imponenza della roccia, della schiuma delle onde che si infrangono sulla riva e dei giochi di luce che si creano.

La spiaggia di Petra Tou Romiou

Ci siamo concessi un po’ di riposo in questo rilassante luogo, per poi decidere di fare il bagno. Il mare era però freddissimo e ci ha indotto ad abbandonare l’idea del bagno, limitandoci a immergerci in acqua solo fino alla vita. Abbiamo poi fatto due passi lungo la spiaggia: su un leggero pendio abbiamo trovato molte sagome di cuori fatte con sassi dalle diverse coppie che avevano visitato il luogo, per cui non abbiamo potuto esimerci dal fare anche il nostro. Giunta la sera, abbiamo ripreso l’autobus e siamo tornati a Pafos. Non avendo molta fame, abbiamo deciso di risparmiare sulla cena, preferendo andare al supermercato Papantoniou, situato in Lidras Street, dove abbiamo acquistato acqua minerale, delle pite, del formaggio e della frutta. Abbiamo poi preso l’autobus 610 e siamo tornati in albergo: abbiamo cenato sul balcone della nostra camera, godendoci la brezza che spirava e osservando la Pafos notturna.

Lunedì 19 agosto 2013: Ci siamo alzati di buon mattino e ci siamo recati alla fermata degli autobus in Leoforos Apostolou Pavlou, a pochi metri dal nostro albergo, dove sarebbe passato a prenderci, alle ore 7.50, il pullman di Ruslan Travel per l’escursione sui Monti Troodos, situati nella zona centrale della Repubblica di Cipro. Il mezzo è arrivato puntualissimo, una volta a bordo abbiamo pagato alle guide turistiche la nostra quota, come da accordi. Dopo aver recuperato tutti i partecipanti nelle vicinanze dei rispettivi alberghi, il pullman ha preso la direzione dei monti. Le guide erano due donne, una che parlava russo, a beneficio della quasi totalità dei presenti, e una che parlava inglese, per noi e pochi altri. Mentre procedevamo, le guide ci spiegavano curiosità e caratteristiche dei villaggi che stavamo attraversando.
Dopo circa un’ora di viaggio siamo giunti alla prima tappa dell’escursione, il monastero di Chrysorrogiatissa, situato sulla strada tra Statos – Agios Fotios e Pano Panagia e dedicato alla “Nostra Signora della melagrana d’oro”. Sul viale di accesso al convento vi erano ancora alcune bancarelle di dolciumi e tessuti, reduci dalla festa per il giorno dell’Assunta, avvenuta a Ferragosto. Una volta entrati, abbiamo ammirato il curatissimo cortile, abbellito da piante e alberi, poi siamo entrati nella piccola chiesa per una rapida occhiata. Siamo quindi saliti sul ballatoio che conduce alle celle, dal quale si gode una bella veduta del monastero.
Usciti dal convento, siamo tornati sul pullman assieme ai nostri compagni di gita e abbiamo ripreso la marcia verso la seconda tappa, il Monastero di Kykkos (situato tra Gerakies e Mylikouri), al quale siamo giunti dopo un’altra ora circa, passando attraverso la Foresta di Pafos e la Valle dei Cedri. Prima di fermarci al monastero, però, siamo saliti fino alla collina di Throni, dove si trova la tomba dell’Arcivescovo Makarios III, il primo presidente della Repubblica di Cipro, segnalata da un’imponente statua di bronzo raffigurante Makarios stesso: due militari sorvegliano giorno e notte il sepolcro.

La statua dell’Arcivescovo Makarios III

Arrivati quindi al Monastero di Kykkos, abbiamo cominciato la visita partendo dal chiostro, riccamente decorato. Siamo poi entrati nella chiesa, affollatissima, e ci siamo messi in fila per ammirare da vicino l’iconostasi, di fronte alla quale è esposto il reliquiario che custodisce l’icona che si dice essere stata dipinta da San Luca. I fedeli ortodossi baciavano le icone in segno di devozione.
Una volta usciti dalla chiesa, abbiamo dato un’ultima occhiata alla struttura del monastero, prima di risalire sul pullman, che ci ha condotto al villaggio di Pedoulas, luogo designato per il pranzo. Le guide hanno caldamente suggerito un ristorante a buffet, con il quale avranno probabilmente rapporti commerciali; la mia ragazza e io abbiamo invece preferito recarci da Platanos, uno dei cinque migliori ristoranti di Cipro secondo la Lonely Planet. Abbiamo faticato un po’ per trovarlo, addentrandoci nei saliscendi di Pedoulas, ma ne è valsa la pena: il ristorante presenta un bellissimo cortile ombreggiato da un grande platano, per l’appunto, sotto il quale sono disposti i tavoli. Ci siamo accomodati e abbiamo ordinato lo stifado (stufato di manzo cucinato con cipolle, aceto e vino) e un souvlaki (nel menù chiamato kebab) con patatine fritte e pomodori. Il pranzo è stato ottimo e lo scenario in cui abbiamo mangiato molto suggestivo: abbiamo però dovuto fare le cose in fretta, essendo vincolati all’orario del pullman, e quindi non ci siamo goduti il pasto come avremmo voluto.
Una volta ripartiti, abbiamo proseguito la salita verso il Monte Olimpo, la cima più alta dei Troodos, con una breve sosta per visionare i radar militari dell’esercito britannico e scattare alcune foto a scorci panoramici. Abbiamo attraversato i bei villaggi di Troodos e Platres, fino ad arrivare a Omodos, una delle località cipriote famose per la produzione vinicola e ultima tappa della gita. In uno dei tanti negozietti abbiamo assaggiato il vino Kommandaria, tipico della zona, che però non ci ha lasciato entusiasti.
Dopo alcuni minuti trascorsi nella piazza centrale di Omodos, siamo ripartiti alla volta di Pafos. Arrivati all’Harbour Station intorno alle diciassette, abbiamo preso l’autobus 615 per andare a fare un bagno in una delle spiagge della baia di Kissonerga, che la guida riporta come una delle aree meno frequentate dai turisti nella zona di Pafos. Abbiamo chiesto all’autista quale fosse la fermata giusta e ci siamo ritrovati in una tranquilla spiaggetta, circondata da piantagioni di banane. Abbiamo fatto un bel bagno nell’acqua limpida e ci siamo riposati godendoci l’ultimo sole della giornata. Dopo il tramonto siamo tornati in albergo, dove abbiamo cenato con le pite e la frutta che ancora avevamo.

Martedì 20 agosto 2013: Dopo un’abbondante colazione, ci siamo recati alla fermata degli autobus per aspettare il mezzo di Ruslan Travel per l’escursione nella zona della penisola di Akamas, situata a nord-ovest di Pafos e considerata la parte più selvaggia e incontaminata della Repubblica di Cipro. A differenza del giorno prima, quando era venuto a prenderci un pullman, in quest’occasione abbiamo visto arrivare un minibus, più agile e adatto ai terreni che avremmo affrontato. Raccolti tutti i partecipanti, l’autista ha imboccato la direzione della penisola: le guide, una che parlava inglese, l’altra russo, davano spiegazioni su quanto vedevamo dai finestrini. Le piantagioni di banane della zona di Kissonerga, che avevamo visto il giorno prima, hanno costituito la prima tappa della gita: abbiamo così avuto la possibilità di vedere da vicino i caschi.

Le banane di Kissonerga

Siamo poi ripartiti alla volta della gola di Avakas, uno splendido canyon scavato nella roccia calcarea delle alture di Akamas da un piccolo corso d’acqua. Il minibus si è fermato all’inizio del sentiero che conduce alla gola, poi abbiamo proceduto a piedi. Lungo il cammino abbiamo potuto osservare diverse varietà di piante, alcune endemiche della zona, come la Centauria Akamantis. Addentrandoci nella gola, ci siamo trovati di fronte a uno spettacolo meraviglioso: le pareti, alte fino a trenta metri, si restringevano sempre di più, rendendo lo scenario davvero fantastico. Il tutto era completato dalle piante che spuntavano dalle rocce e dal rumore dell’acqua che scorreva.

La gola di Avakas

Siamo rimasti alcuni minuti in quello splendido luogo, per poi tornare sui nostri passi e raggiungere il minibus, dove ci stavano aspettando le guide. Abbiamo percorso alcuni chilometri lungo strade sterrate, fino a giungere a un bar dove ci siamo fermati per una rinfrescante sosta, considerato il gran caldo.
Siamo quindi ripartiti in direzione della seconda tappa, la spiaggia di Lara, famosa, oltre che per la sua bellezza, anche perché scelta dalla tartarughe per deporre le uova. La gita prevedeva a quel punto due ore di tempo libero, ne abbiamo ovviamente approfittato. Abbiamo per prima cosa visitato la capanna in cui viene illustrata, attraverso cartelloni fotografici, l’attività dei volontari che vigilano sulle tartarughe durante la deposizione delle uova. Abbiamo poi scelto un punto della spiaggia in cui lasciare le nostre cose, passando prima attraverso la zona in cui gabbie di metallo segnalano la presenza dei nidi delle tartarughe, permettendo così ai bagnanti di percorrere la spiaggia senza correre il rischio di danneggiare le uova. Ci siamo quindi tuffati per un bel bagno: il mare era straordinariamente caldo e le onde alte ma non forti, per cui stare in acqua è stato piacevole e divertente.

La spiaggia di Lara

Terminato il tempo a nostra disposizione, siamo tornati al minibus, un po’ dispiaciuti per dover lasciare la spiaggia e il mare. Le guide ci hanno quindi condotto al ristorante scelto da loro per il pranzo. Per fortuna, a differenza del giorno prima, si trattava di un locale valido, la Saint George’s Fish Tavern, situato sul piccolo promontorio che sovrasta la spiaggia di Agios Georgios: la nostra Lonely Planet la indica come uno dei migliori della zona. Dato che le portate di pesce, specialità del posto, erano abbastanza care, abbiamo ordinato dei pomodori con feta e origano e un souvlaki di maiale con patate fritte: tutto molto buono, unica nota negativa la lentezza del servizio, giustificata però dal gran numero di clienti presenti in quel momento al ristorante.
Concluso il pasto, siamo usciti per dare un’occhiata alla chiesetta di Agios Georgios e alle ceramiche esposte da un anziano signore sulla sua bancarella. Accortosi del nostro interesse, l’artigiano ci ha spiegato che tutta la merce esposta era di sua produzione e che le decorazioni erano ispirate a classici motivi dell’arte cipriota. Abbiamo acquistato una teiera e dei bicchierini da superalcolico, decorati con la medesima fantasia ma con colori diversi. Abbiamo aspettato che tutti i partecipanti all’escursione uscissero dal ristorante e siamo quindi riparti verso l’ultima tappa, le Sea Caves. Si tratta di grotte scavate dal mare limpidissimo, che possono essere raggiunte a nuoto o in barca oppure ammirate dal promontorio prospiciente, come abbiamo fatto noi: il punto panoramico ha permesso di scattare bellissime fotografie.

Le Sea Caves

La gita era ormai volta al termine, per cui il minibus ha imboccato la via per tornare a Pafos. Io e la mia ragazza però, essendo di strada, ci siamo fatti lasciare all’ingresso delle Tombe dei Re, situate a circa due chilometri dal centro di Pafos. Il sito archeologico, anch’esso patrimonio dell’Unesco, copre una vasta area affacciata sul mare e ospita tombe sotterranee scavate nella roccia. A dispetto del nome, nelle tombe non erano seppelliti re ma persone appartenenti all’aristocrazia: ciò comunque non toglie nulla al fascino del luogo.
Dopo aver completato, sotto un sole ancora molto forte, il giro dei sette sepolcri, abbiamo preso l’autobus 615 e siamo tornati a Kato Pafos. Ci siamo recati ancora al supermercato Papantoniou per acquistare della frutta e alcuni dolcetti tipici, con i quali abbiamo cenato in albergo.

Le Tombe dei Re

Mercoledì 21 agosto 2013: usciti di buon mattino, ci siamo recati alla stazione Karavella e abbiamo preso il pullman diretto a Limassol (Lemesos in greco-cipriota), dove siamo giunti dopo circa un’ora di viaggio. Siamo scesi a una fermata situata nella rotonda del Porto Vecchio, al cui centro vi è un grandissimo ficus elastica: ciò ci ha permesso di aver a portata di mano alcune delle attrazioni principali. Abbiamo cominciato dal Castello Medievale, nel quale, secondo la leggenda, Riccardo Cuor di Leone avrebbe sposato Berengaria di Navarra. Abbiamo fatto due passi nei giardini del Castello, dove si trova un antico frantoio per le olive, dopodiché ci siamo spostati in Genethliou Mitella per osservare, dall’esterno, la Grande Moschea di Kebir e il suo minareto. Proseguendo la passeggiata ci siamo imbattuti nel candore della chiesa di Agia Napa, dotata di un grazioso e pacifico cortile, nel quale abbiamo riposato qualche minuto.

Il cortile della chiesa di Agia Napa

Siamo poi giunti sul lungomare, che abbiamo percorso per buona parte della sua lunghezza, fino ad arrivare all’ingresso dei Giardini Municipali, dove erano iniziati i preparativi per la celebre Festa del Vino che sarebbe iniziata da lì a pochi giorni. Abbiamo attraversato i vialetti verdi e ombreggiati, che ci hanno offerto sollievo dal forte caldo, fino a giungere all’uscita sul lato opposto rispetto a quello dal quale eravamo entrati.
Data la vicinanza con i Giardini, abbiamo deciso di visitare il Museo Archeologico, che ospita una collezione di reperti che vanno dal periodo neolitico a quello romano (statue, utensili, gioielli, lucerne etc.). Usciti dal museo, siamo tornati sui nostri passi, attraversando i Giardini Municipali e percorrendo il lungomare: abbiamo così raggiunto nuovamente la zona del Porto Vecchio e ci siamo messi alla ricerca di un posto dove mangiare. Consultando la guida, abbiamo scelto l’Ousia, un locale in stile moderno, a differenza delle taverne nelle quali avevamo mangiato in precedenza. Abbiamo ordinato un filetto di pollo alla griglia, servito con verdure e patate al forno, e delle melanzane ripiene di feta e pomodori: siamo rimasti molto soddisfatti, il pasto è stato eccellente.
Usciti dal ristorante, siamo tornati nella piazza del ficus elastica, dove siamo entrati in quello che la Lonely Planet riportava come il Centro Espositivo delle Spugne Naturali. In realtà, con nostro dispiacere, abbiamo scoperto che l’esposizione era stata sacrificata e il posto era diventato esclusivamente un negozio sì di spugne, ma anche di ogni tipo di souvenir: il cassiere con cui abbiamo parlato ha candidamente ammesso che la scelta è stata fatta per ragioni economiche.
Delusi da ciò e provati dal forte caldo che continuava a imperversare, abbiamo deciso di anticipare il nostro rientro a Pafos, prendendo il pullman precedente rispetto a quanto preventivato, per andare a trascorrere qualche momento di relax sulla spiaggia di Kissonerga. Arrivati alla stazione Karavella, perciò, abbiamo preso l’autobus 618 diretto alla Harbour Station e da lì il 615, che ci ha condotto alla stessa spiaggia in cui eravamo stati il lunedì.
Dopo un paio d’ore siamo rientrati in albergo per prepararci per la serata. Avevamo infatti deciso di provare il famoso meze cipriota: si tratta di un pasto in cui vengono serviti molteplici portate, che permettono di assaggiare le varie specialità dell’isola. Vi sono meze di pesce, di carne e vegetariani. Consultando la guida, abbiamo scelto come ristorante il Kiniras Garden, indicato come uno dei migliori di Pafos e situato a pochi minuti di cammino dal nostro hotel. Appena entrati, ci siamo trovati in un bellissimo cortiletto in cui erano disposti i tavoli: un pergolato, alcune piante e delle statue completavano l’arredamento del luogo, conferendogli un aspetto raffinato e accogliente. Ci siamo accomodati e abbiamo ordinato il meze di pesce: ci sono state servite diverse varietà di pesci, crostacei e molluschi, in alcuni casi accompagnati da legumi e riso. E’ stata una cena di eccezionale qualità, consumata in un ambiente carinissimo e terminata con un caffè alla bizantina, del quale il cameriere ci ha spiegato i metodi di preparazione. Soddisfatti, siamo usciti dal ristorante e siamo tornati in albergo.

Giovedì 22 agosto 2013: Ci siamo alzati con calma e, dopo colazione, ci siamo recati alla stazione Karavella per prendere il pullman diretto a Nicosia (Lefkosia in greco-cipriota), la capitale della Repubblica di Cipro. Eravamo molto curiosi di visitare questa città, definita come l’ultima capitale divisa al mondo, per via della separazione tra la parte greca e quella turca (chiamata Lefkoşa).
Dopo circa due ore di viaggio siamo giunti alla stazione degli autobus situata in Plateia Solomou. Il caldo era più sopportabile rispetto a quello di Pafos, e ciò ci ha sorpreso non poco dato che la Lonely Planet indicava l’esatto contrario. Dalla stazione abbiamo raggiunto facilmente il Museo di Cipro, in Leoforos Mouseiou: si tratta del più grande e importante museo archeologico dell’isola e permette di conoscere lo sviluppo della civiltà cipriota dal neolitico al periodo bizantino. Abbiamo dedicato alla visita un’ora e mezza circa, ammirando statue, monete, gioielli e vari oggetti in ceramica e terracotta.
Usciti dal museo, siamo tornati verso la stazione degli autobus, proseguendo poi verso il bastione D’Avila, vicino al quale abbiamo attraversato le mura veneziane che circondano il centro della città. Superato il municipio, abbiamo imboccato Lidras Street, la via principale di Laiki Yitonia, il quartiere tradizionale della città vecchia.

Lidras Street

Abbiamo cominciato a percorrere Lidras Street con una certa emozione, sapendo che, a un certo punto, avremmo incontrato il check point per passare nella parte turca dell’isola. Giunti ai grandi magazzini Debenhams, ci siamo fermati per salire all’osservatorio della Torre Shacolas, posta sopra l’edificio dei magazzini stessi. Il punto panoramico ci ha offerto una vista magnifica sull’intera città: volgendosi a sud, si vedono i moderni edifici del nuovo quartiere direzionale, guardando a nord, invece, si vede la parte turca della città, nella quale è possibile individuare diversi minareti. Su un’altura posta alle spalle di Lefkoşa, è stata dipinta una grande bandiera della Repubblica Turca di Cipro del Nord accanto a una citazione di Atatürk: “Ne mutlu türküm diyene” (Che felicità dire “Io sono turco”). Devo dire che l’imponenza della bandiera e della scritta mi ha lasciato un senso d’inquietudine, poiché mi ha fatto comprendere come deve essere vivere in un luogo conteso fra due stati e con speranze di riunificazione ancora lontane.

Altura alle spalle di Lefkoşa

Scesi dalla torre, abbiamo proseguito il cammino fino a giungere al check point: due posti di polizia controllavano gli accessi dalla parte greca a quella turca e viceversa, e presidiavano la zona cuscinetto fra le due aree. Invertita la direzione, siamo andati alla ricerca di un posto dove pranzare, ma sfortunatamente tutti i ristoranti consigliati dalla guida erano chiusi per le vacanze estive. Abbiamo quindi ripiegato su una sorta di fast food di gyros, che comunque non ha deluso: il pasto è stato economico e saziante.
Terminato il pranzo, abbiamo ripreso la passeggiata per le vie del centro città. Abbiamo visitato la chiesa Faneromeni, la più grande all’interno delle mura, situata nell’omonima piazza, molto tranquilla, e la piccola chiesa di Agios Savvas. Ci siamo poi diretti al Museo Civico Leventis, caldamente suggeritoci dal proprietario del nostro albergo, purtroppo però lo abbiamo trovato chiuso per ferie. Abbiamo quindi deciso di andare a visitare la vicina moschea Omeriye, ospitata nell’edificio di quello che un tempo era un monastero agostiniano. Abbiamo aspettato che i fedeli uscissero al termine della preghiera pomeridiana, dopodiché, molto cautamente, ci siamo avvicinati all’ingresso. Un uomo, intuendo il nostro timore di arrecare disturbo, ci ha fatto cenno di entrare nella moschea e di visitarla liberamente. Il pavimento era ricoperto da tappeti disposti l’uno accanto all’altro, in modo che tutta la superficie risultasse coperta, sulle pareti invece erano riportati passi del Corano. Siamo rimasti all’interno alcuni minuti, poi siamo usciti; è stata un’esperienza interessante, trattandosi della prima moschea che visitavamo, nonostante il luogo fosse molto spartano ed essenziale.

Il minareto della moschea Omeriye

Avendo ancora un po’ di tempo prima della partenza del pullman per Pafos, abbiamo deciso di sederci in un bar vicino alla chiesa Faneromeni per assaggiare il frappè di caffè che avevamo visto in moltissime occasioni nei giorni precedenti e che la Lonely Planet indica come una delle cose da provare assolutamente a Cipro. La bevanda è stata sicuramente rinfrescante, ma nel complesso non ci ha colpito, in quanto abbastanza insapore. Siamo poi tornati alla stazione degli autobus, contenti della bellissima giornata trascorsa in una città affascinante come Nicosia. Giunti a Pafos, siamo andati subito in albergo per riposare e mangiare qualcosa.

Venerdì 23 agosto 2013: Siamo usciti dall’hotel subito dopo colazione e ci siamo recati all’abituale fermata degli autobus in Leoforos Apostolou Pavlou per l’appuntamento con il pullman di Ruslan Travel. Era, infatti, il giorno dell’ultima escursione che avevamo prenotato, quella denominata “Bagni di Afrodite”. Come prima tappa, ci siamo diretti a Geroskipou, un villaggio poco fuori Pafos. Abbiamo inizialmente visitato un’azienda che produce dolci tradizionali ciprioti. Nello spaccio aziendale abbiamo acquistato la gomma da masticare tipica di Pafos, fatta con il lentisco: rassomigliante a una mattonella quadrata e sottile, è necessario metterla in frigorifero per farle acquisire una certa consistenza, che permetterà poi di spezzarla e di consumarla in piccole porzioni. Ci siamo quindi spostati alla chiesa di Agia Paraskevi, costruita secondo una singolare architettura a tre navate e cinque cupole.

La chiesa di Agia Paraskevi

Lasciata Geroskipou, il pullman ci ha condotto al monastero di Agios Neofytos, situato in una valle a circa dieci chilometri a nord-ovest di Pafos. L’eremita Neofytos scavò direttamente nella roccia la sua grotta, l’Enkleistra, decorata con importanti pitture bizantine: la chiesa, invece, ospita alcune delle più belle icone post-bizantine. Terminata la visita dell’area del monastero, siamo ripartiti alla volta della penisola di Akamas, nella zona compresa tra la città di Polis e Capo Arnaoutis, per raggiungere il luogo da cui l’escursione prende il nome. Siamo scesi dal pullman in un piazzale all’ingresso del percorso naturalistico e, dopo alcuni metri di sentiero in salita, siamo giunti ai famosi Bagni di Afrodite. Si tratta di una grotta molto affascinante, circondata da fichi e ricolma d’acqua: secondo la leggenda, qui Afrodite soleva immergersi assieme al suo amante Adone. Sebbene sia vietato fare il bagno nella grotta, si può prendere un po’ d’acqua dalla cascata e bagnarsi il viso: la credenza vuole che sia una sorta di elisir di giovinezza.

I Bagni di Afrodite

Dopo aver scattato alcune foto nella grotta, abbiamo ripreso il sentiero, percorrendolo circolarmente e giungendo di nuovo al piazzale d’ingresso. Lì siamo entrati in un negozietto di souvenir, dove ho acquistato, su segnalazione della mia ragazza, una bellissima calamita da frigorifero a forma di tartaruga per la mia collezione. Le guide ci hanno poi concesso due ore di tempo libero, indicandoci un ristorante nel quale avremmo potuto pranzare. Avendo però visto, alcuni metri più in giù, una piccola spiaggia con un mare stupendo, abbiamo subito abbandonato l’idea del pranzo per trascorrere le due ore libere nell’acqua cristallina: è stato senza dubbio il mare più pulito e limpido in cui abbia mai fatto il bagno.

Il mare nei pressi dei Bagni di Afrodite

Come prevedibile, le due ore sono passate velocissimamente, e a malincuore siamo dovuti tornare al piazzale del parco. Prima di risalire sul pullman abbiamo acquistato, come pranzo, uva e pesche da una signora che aveva lì una bancarella. Siamo quindi ripartiti alla volta dell’ultima tappa della gita, le Sea Caves, che già avevamo visto il martedì. Il pullman si è poi diretto verso Pafos; essendo di strada, abbiamo chiesto alle guide di farci scendere alla Coral Bay, una delle spiagge più famose della zona, per l’ultimo bagno della nostra vacanza. A dispetto del nome non vi è più corallo, ma la spiaggia rimane comunque graziosa e il mare caldo e calmo.

La Coral Bay

Dopo un’ora circa trascorsa tra bagni e relax abbiamo preso l’autobus 615 e poi il 618 per tornare in albergo. Per la cena, abbiamo deciso di andare a Kato Pafos per mangiare da Argo, uno dei cinque migliori ristoranti di Cipro secondo la Lonely Planet. Pur non avendo prenotato, siamo riusciti a trovare un tavolino per due nella veranda del locale. Abbiamo ordinato pomodori ripieni, formaggio halloumi grigliato, moussaka e souvlaki di maiale con riso e patate fritte; come dolce, invece, yogurt greco con miele. La cena è stata ottima, a ulteriore conferma di quanto detto dalla guida riguardo al ristorante.
Finito di mangiare, abbiamo pensato di fare due passi nelle vie del centro che non avevamo ancora visitato, per cercare, nei negozi di souvenir, alcuni regalini per i nostri familiari. Siamo rimasti assolutamente scioccati dal quartiere della vita notturna di Kato Pafos, situato alle spalle del lungomare: un susseguirsi di vie piene di bar e locali la cui altissima musica arrivava fino in strada e i cui lavoratori cercavano di invogliare i passanti a entrare. Per fortuna, dopo non molto tempo, siamo riusciti a tornare sul lungomare che, sebbene affollato, era notevolmente più tranquillo. Conclusi i piccoli acquisti, abbiamo preso l’autobus e siamo tornati in hotel.

Sabato 24 agosto 2013: Abbiamo cominciato il nostro ultimo giorno in terra cipriota con estrema calma. Dopo colazione siamo usciti e abbiamo fatto due passi per le vie di Ktima, cercando una cassetta delle lettere per imbucare le cartoline. Abbiamo quindi deciso di visitare il Museo Archeologico, situato a poche centinaia di metri dal nostro albergo. Un gentile e anziano signore, che lavora nel museo come volontario, ci ha accolto e ci ha fornito alcune informazioni su quello che avremmo potuto vedere. Il museo è abbastanza piccolo, ma comunque interessante: vi sono esposte icone, monete e statuette di varie epoche.
Terminata la visita, siamo tornati in albergo per finire di preparare le valigie, poiché da lì a poco avremmo dovuto lasciare la camera. Una volta pronti, abbiamo salutato il proprietario dell’hotel, ringraziandolo per la gentilezza, e abbiamo preso l’autobus 618 per andare a Kato Pafos.
Abbiamo fatto un ultimo giro nei negozi sul lungomare per poi andare a pranzare da Hondros, uno dei ristoranti consigliati dalla Lonely Planet, situato proprio accanto alla Harbour Station. La signora che ci ha accolto ci ha fatto accomodare a un tavolino sotto a un bellissimo pergolato e ci ha portato delle bruschette di benvenuto. Abbiamo ordinato dei souvlaki di maiale, cotti sulla griglia posta all’ingresso della veranda. La carne era buona e il pranzo è stato quindi soddisfacente, peccato però per le tante vespe che hanno cominciato a volare intorno al tavolo attirate dal profumo della carne arrostita.
Usciti dal ristorante, ci siamo seduti sulle panchine della stazione degli autobus, fino a quando è giunto il momento di prendere il 612 per andare all’aeroporto. Siamo arrivati dopo circa mezz’ora di viaggio, abbiamo lasciato il bagaglio al check-in, abbiamo superato i controlli di sicurezza e siamo entrati nell’area d’imbarco. L’aereo è partito con qualche minuto di ritardo, recuperato poi durante il volo. Siamo atterrati a Orio al Serio sotto un nubifragio di entità raramente vista. Ritirate le valigie, abbiamo preso il pullman Terravision e siamo tornati a casa.

In conclusione, posso tranquillamente affermare che la Repubblica di Cipro merita senz’altro di essere visitata, poiché ciò che offre può soddisfare qualsiasi gusto: il mare è splendido, i siti culturali ricchissimi, le montagne adatte all’escursionismo e, in inverno, allo sci.
Come ci ha giustamente fatto osservare la guida che ci ha condotto sui Monti Troodos, Cipro è culturalmente europea, ma geograficamente è parte del Medio Oriente. Ciò conferisce un’atmosfera molto particolare, chiaramente percepibile, che rende molto affascinante il luogo.
Il modo migliore per visitare l’isola è poter disporre di un mezzo di trasporto proprio, considerando che i punti d’interesse sono dislocati in varie zone. La nostra esperienza ha tuttavia dimostrato che, organizzandosi in anticipo, si possono visitare molti luoghi anche ricorrendo ai mezzi pubblici e alle agenzie turistiche.

Cliccando qui, potete consultare la galleria con le foto che abbiamo fatto durante la vacanza. Cliccando qui, invece, è possibile vedere il video che abbiamo realizzato.

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